Spuntano figli “illustri” nel maxi fascicolo di “Mari e Monti”, operazione contro il clan dei montanari, Li Bergolis-Miucci. Dalle carte emergono gli avvertimenti incendiari al consorzio sanitario “Metropolis”, attivo nel Barese ma con investimenti anche nel Foggiano. Tre gli episodi indicati, l’incendio del 23 settembre 2021 di una Smart dell’allora rappresentante locale dell’azienda, Damiano D’Ambrosio, ex assessore comunale, il rogo di un furgone della “Metropolis” il 30 dicembre 2021 e ancora l’incendio di una Range Rover risalente all’8 gennaio 2022 sempre riconducibile a D’Ambrosio. Tutte vicende finite all’attenzione di Ettore Cardinali, pm della DDA, la Direzione distrettuale antimafia di Bari e poi alla Procura dei Minori vista l’età, all’epoca dei fatti, di due indagati su tre.
Il coraggio di denunciare
A squarciare il velo di omertà su un presunto sistema estorsivo ci ha pensato un giovane del posto con alcuni precedenti. In sede di denuncia, il ragazzo svelò i mandanti attraverso spontanee dichiarazioni. “Riferì che nutriva un profondo disagio ed un forte senso di colpa per alcune vicissitudini negative che lo avevano reso protagonista”, scrissero gli investigatori. Il giovane, infatti, si attribuì la paternità di una violenta rapina ai danni di un minorenne.
“Nel corso dell’audizione – riportano le carte – squarciava altresì il velo di omertà che lo legava, a suo dire, a titolo di mera conoscenza a taluni soggetti incardinati nei gangli della ‘criminalità organizzata garganica’, disvelando mandanti ed esecutore materiale di alcuni attentati incendiari ad autovetture che hanno infervorato la fine del 2021 e l’inizio dell’anno in corso (2022, ndr), ovvero le sere del 30 dicembre 2021 e dell’8 gennaio 2022. Rispettivamente mediante l’incendio del furgone Metropolis e del suv Range Rover di proprietà di Damiano D’Ambrosio”.
Il giovane dichiarò che i mandanti furono i figli di due boss del clan dei montanari Li Bergolis-Miucci con l’aiuto del figlio di un altro noto pregiudicato. All’epoca solo uno dei tre già maggiorenne. Per gli altri due gli atti passarono alla procura dei minori.
“Della mafia garganica ho paura”
Il denunciante raccontò che la notte tra il 29 e il 30 dicembre 2021 venne avvicinato nella villa comunale di Manfredonia dal figlio del boss che gli avrebbe chiesto di “accendere” un furgone nel quartiere Monticchio, ma il ragazzo rifiutò. L’attentato fu poi perfezionato da un altro minorenne.
“Vi dico, affinché voi possiate indagare, che i mandanti degli attentati incendiari ai danni del furgone che stava parcheggiato a Monticchio e dell’autovettura nei pressi del cimitero sono P.L.B., figlio di M. che dicono faccia parte della mafia garganica e di cui ho paura, F.C., figlio di L., anche lui ‘montanaro’ e infine A.M. che abita a Monte Sant’Angelo, questo ha vent’anni, alto più o meno quanto me e ha una corporatura molto grassa, è proprio ciotto. Di questi chi dà gli ordini è P.L.B., lui è il capo del gruppo. Per quanto riguarda l’esecutore materiale dei due incendi di autoveicoli che vi ho appena detto è N.D.C., nato nel 2007, ha circa 15 anni”.
E ancora: “Quando mi hanno chiesto di ‘accendere’ il furgone mi sono tirato indietro perché ho avuto paura, chiesta da lui la cosa doveva essere molto grave. Sinceramente sono rimasto scosso per questa cosa perché, è vero, ho fatto qualche rapina, ma l’ho fatta per fatti miei perché mi servivano i soldi per campare in quanto a casa non ricevo alcuna sussistenza; però questa cosa sinceramente mi ha spaventato perché come dicevo seppure ho sempre sbagliato nella vita, non mi sento un delinquente fino a questo livello; l’incendio di una macchina potrebbe causare cose più gravi anche alle altre persone, e io fino a questo punto non voglio arrivare, ecco perché mi sono tirato indietro e soprattutto perché loro fanno parte di un circuito di malavita che sinceramente a me fa paura“.












