Colpo di scena ieri mattina in Corte d’Assise a Foggia nel processo per l’omicidio di Omar Trotta, ucciso a Vieste il 27 luglio 2017 in un agguato di mafia mentre si trovava nella sua bruschetteria. Durante l’udienza, la difesa di Angelo Bonsanto, 36enne sanseverese ha depositato un certificato medico che, se ritenuto attendibile, potrebbe cambiare il corso del processo.
Secondo quanto riferito dall’avvocato Luigi Marinelli, il suo assistito la mattina del delitto, alle 10.30, si trovava all’ospedale di San Severo per una visita cardiologica, come dimostrerebbero il ticket e il referto medico depositati in aula. Un alibi che contraddice in pieno il racconto dei tre collaboratori di giustizia e presunti ex alleati dell’imputato – Marco “Pallone” Raduano, Danilo “U’ Meticcio” Della Malva e Antonio “Baffino” Quitadamo – che avevano collocato Bonsanto a Vieste già dal pomeriggio del 26 luglio.
Un alibi documentato
“Ho ritenuto che questo fosse il momento giusto per depositare ticket e referto medico e smentire il racconto dei collaboratori di giustizia”, ha spiegato il difensore al termine dell’udienza, sottolineando che il suo assistito “per questa accusa non è mai stato arrestato”.
La tesi accusatoria sostiene che Bonsanto sia stato “prestato” dal clan Moretti di Foggia agli alleati del clan Raduano di Vieste, vicino al gruppo Lombardi-Scirpoli di Manfredonia e Mattinata per uccidere Trotta, ritenuto vicino al gruppo rivale Iannoli-Perna. L’imputato è già detenuto per un cumulo di pene fino al 2031, ma è a piede libero per questo procedimento, in corso davanti alla corte d’assise di Foggia dal febbraio 2023.
Le testimonianze e il racconto della moglie
Ieri è stata ascoltata anche la moglie dell’imputato, chiamata come teste a discarico. La donna ha confermato che la mattina del 27 luglio 2017 il marito uscì di casa alle 9 da Lesina per recarsi in auto all’ospedale di San Severo, dove aveva prenotato nei giorni precedenti una visita dal cardiologo. “Lo chiamai ma non rispondeva – ha raccontato – poi mi disse di aver silenziato il telefono durante la visita”.
Il medico che redasse il certificato sarà interrogato nella prossima udienza, fissata per il 7 novembre. “Ritengo sia una prova decisiva – ha dichiarato Marinelli – perché i collaboratori collocano Bonsanto a Vieste già dal pomeriggio del 26 luglio, mentre noi dimostriamo che la mattina successiva era a San Severo per motivi sanitari”.
Le contraddizioni sui cellulari
Durante la stessa udienza è emerso che nel 2017 Bonsanto utilizzava quattro telefoni cellulari. “È un elemento rilevante – ha aggiunto l’avvocato Marinelli – perché secondo l’accusa il mio assistito, mentre era a Vieste, avrebbe spento il cellulare per non essere localizzato. Abbiamo invece dimostrato che possedeva più telefoni, che non erano spenti e che uno di essi era persino intercettato in un’altra indagine”.
Il coimputato di Bonsanto, Gianluigi Troiano, 32 anni, viestano e oggi collaboratore di giustizia, ha confessato di aver partecipato all’agguato e di aver avvertito i killer dell’arrivo della vittima nel ristorante dove sarebbe stata uccisa.
La prossima udienza potrebbe essere decisiva per stabilire se l’alibi medico di Bonsanto sia compatibile con i tempi e le dinamiche del delitto. Appuntamento in aula a inizio novembre per sentire i consulenti balistici, il medico per la questione del certificato e un carabiniere. A fine novembre saranno invece riascoltati i pentiti Raduano e Quitadamo e il titolare della masseria dove sarebbero stati ospitati i killer. Poco prima di Natale è prevista la discussione.











