Gli ecoreati crescono quasi del 15% nel 2024 rispetto al 2023 e le ecomafie producono un giro d’affari di 9 miliardi di euro negli ultimi dieci anni.
Sono questi i numeri choc del Rapporto Ecomafia 2025 – Storie e numeri della criminalità ambientale in Italia, presentato a Foggia da Legambiente nazionale e dal Circolo Gaia al Liceo Volta.
Enrico Fontana dell’osservatorio di Legambiente ha evidenziato a ragazzi e ragazze come aumentino in Puglia gli ecoreati che avvelenano i campi. Gli agricoltori sono sempre più chiamati a fare da custodi e sentinelle contro lo sversamento dei rifiuti. Il sostituto procuratore Giuseppe Mongelli ha mostrato le immagini delle ultime operazioni di sgombero e ritrovamento di ecoballe.
Da giugno 2015, con l’entrata in vigore della legge 68, a dicembre 2024 sono stati accertati 6.979 resti ambientali, con 12.510 persone denunciate, 556 arresti e 1.996 sequestri, per un valore di 1,155 miliardi di euro.
La Campania guida anche nel 2024 la classifica regionale, con 6.104 reati, seguita da Puglia (4.146), Sicilia (3.816) e Calabria (3.215), territori di tradizionale insediamento mafioso, in cui si è concentrato quasi il 43% dei reati. Il ciclo del cemento è quello con il maggior numeri di illeciti penali (13.621, il 33,6% del totale), seguito dal ciclo dei rifiuti, in crescita del 19,9%, poi i crimini contro gli animali, gli incendi boschivi e i reati in danno del patrimonio culturale e archeologico del nostro Paese. Anche le filiere agroalimentari registrano numeri da record, con 46.358 illeciti penali e amministrativi. La corruzione ambientale (88 le inchieste monitorate, in aumento rispetto al 2023) fa da collante tra queste attività e gli interessi delle mafie. Salgono a 389 i clan dell’ecomafia.
Cresce l’abusivismo edilizio costiero, più di 13mila i reati legati al cemento. In provincia di Foggia sono state importanti le operazioni di abbattimento dei manufatti abusivi disposti dalla procura negli ultimi anni.
“Esiste un’Italia fondata sul mattone selvaggio. È quella dell’abusivismo edilizio, una piaga che, tra costruzioni ex novo e ampliamenti significativi, produce migliaia di case ogni anno. È un fenomeno che devasta i luoghi più belli del Paese, manufatti che spesso rimangono allo stato incompiuto di scheletri, villette e alberghi che privatizzano interi pezzi di spiaggia, che sorgono in mezzo ai letti dei fiumi o in aree a rischio idrogeologico. E che si lega a doppio filo alle cave fuorilegge, alla movimentazione terra e al calcestruzzo e alle imprese dei clan”, ha detto il dirigente di Legambiente.








