Ieri mattina il piazzale della stazione di Foggia è diventato il punto di raccolta per centinaia di lavoratori agricoli, italiani e migranti, che hanno aderito alla mobilitazione indetta dall’Unione Sindacale di Base e dal Coordinamento Lavoratori Agricoli. Uno slogan ha accompagnato il corteo: “Vogliamo case, non baracche”.
L’obiettivo della mobilitazione
La manifestazione ha puntato i riflettori sui ritardi nell’utilizzo dei fondi PNRR destinati al superamento dei ghetti e delle baraccopoli in cui vivono migliaia di braccianti. I promotori chiedono lo sblocco immediato delle risorse per avviare percorsi di inclusione abitativa e sociale, che permettano di dire definitivamente addio a insediamenti informali e condizioni di degrado.
“Liberiamoci dallo sfruttamento e dall’assistenzialismo” si legge sul volantino distribuito dall’USB, che denuncia tanto il caporalato e i bassi salari, quanto l’approccio emergenziale delle istituzioni, incapace di fornire soluzioni strutturali e durature.
Ghetti simbolo dello sfruttamento
La provincia di Foggia resta tra le aree più colpite dal lavoro agricolo irregolare. Borgo Mezzanone, il Gran Ghetto di Rignano Garganico e gli altri insediamenti disseminati sul territorio sono diventati negli anni il simbolo di un sistema che intreccia sfruttamento lavorativo e condizioni abitative indegne.
Gli annunci e i progetti degli ultimi anni non hanno prodotto i risultati attesi, e i ritardi nell’attuazione dei piani finanziati con risorse europee e nazionali continuano a pesare sulla vita dei lavoratori stagionali.
Il significato del luogo scelto
Non casuale la scelta del piazzale della stazione come luogo della mobilitazione. È proprio qui che quotidianamente i braccianti arrivano e spesso vengono reclutati informalmente per raggiungere le campagne, epicentro del lavoro stagionale ma anche di un sistema segnato da precarietà e sfruttamento.









