Un viaggio lungo la Statale 16, la grande arteria che unisce Otranto a Padova e che, nel tratto foggiano tra Cerignola e San Severo, diventa simbolo della violenza e del radicamento della criminalità organizzata. È questo il cuore del reportage che Il Fatto Quotidiano, a firma di Antonello Caporale, ha pubblicato il 1° ottobre 2025, dedicando un’intera pagina alla cosiddetta Quarta Mafia, definita “una spa del crimine territoriale”, brutale, spavalda e sempre più esibizionista.
Dal granaio d’Italia alla terra dei clan
Il servizio parte da Cerignola, città simbolo del Tavoliere, un tempo conosciuta come “il granaio d’Italia” e patria del sindacalista Giuseppe Di Vittorio, padre delle lotte bracciantili. Oggi, accanto alla produzione agricola e al lavoro dei migranti, prevalgono il racket, i furti, le rapine e i traffici gestiti dalle cosche locali. Una trasformazione che fotografa il declino di un territorio dove il malaffare ha assunto un ruolo dominante, sostituendosi allo Stato e insinuandosi nel tessuto sociale.
Orta Nova e la storia di Angelo Casto
Lungo il percorso che porta a Foggia, il reportage si sofferma su Orta Nova, realtà segnata dalla presenza del clan Gaeta. Qui viene raccontata la vicenda di Angelo Casto, imprenditore agricolo ed ex segretario cittadino dei Democratici di sinistra, che per anni aveva provato a costruire un’alternativa politica e civile contro le infiltrazioni malavitose. La sua vita è stata stravolta quando ha scoperto che la figlia si era innamorata di un giovane legato proprio al clan locale.
“Per sei anni avevo indicato un’unica scelta: alzare un muro invalicabile per impedire alla delinquenza di tracimare” ha ricordato Casto. Di fronte a quella storia d’amore, che percepiva come un tradimento ai suoi valori e alla sua battaglia, decise di sparire: “Ecco, sparire è il verbo giusto”. Da allora non ha più frequentato il suo paese, si è isolato, convinto di aver fatto la cosa migliore per proteggere la propria dignità e la propria storia. Un racconto che restituisce con forza l’impatto devastante della pressione criminale sulla vita privata e familiare di chi prova a opporsi.
Foggia capitale della Quarta Mafia
Al centro di questo sistema rimane Foggia, capitale della “Società foggiana”, con le sue tre batterie criminali – i Sinesi-Francavilla, i Trisciuoglio-Tolonese e i Moretti-Pellegrino-Lanza – costantemente in lotta tra scissioni e riorganizzazioni. Un modello federativo che regge il traffico di droga, le estorsioni, la ricettazione e la capacità di controllare appalti e interessi economici.
TikTok diventa il palcoscenico perfetto per questa criminalità esibizionista, che trasforma le risse, le pistole in mostra e le rapine in materiale da condividere online, collezionando migliaia di visualizzazioni. Un fenomeno che, come ha denunciato don Pasquale Cotugno, direttore della Caritas di Cerignola, “inquina la coscienza collettiva” e normalizza la brutalità.
In chiusura del reportage, Il Fatto Quotidiano ha raccolto anche la testimonianza di Francesco Pesante, direttore de l’Immediato, quotidiano online punto di riferimento per chi vuole comprendere la realtà della Capitanata.
“La quantità di storie criminali è tale che spesso riusciamo con fatica a coprire tutti i fatti. Oggi però il nostro problema è nei vincoli che le fonti ufficiali ci impongono. Si può scrivere sempre di meno, il rischio della querela si fa sempre più insistente mentre la dimensione del malaffare si allarga fino ad apparire come una forza resistente a ogni incursione della legge. Una forza purtroppo tranquilla, indistruttibile, inossidabile”.
Un riconoscimento al lavoro quotidiano di una redazione che, tra difficoltà e pressioni, continua a raccontare con coraggio la criminalità foggiana e i suoi intrecci, dando voce a un territorio che vive nel paradosso di una mafia tanto visibile quanto difficile da scalfire.










