È nata dal sospetto di una vendetta e si è trasformata in una maxi inchiesta sul commercio illegale di materiale pirotecnico tra Foggia e la Basilicata. La procura e la squadra mobile hanno portato a termine ieri un’operazione culminata con sette misure cautelari: cinque in carcere e due ai domiciliari. Nel mirino degli inquirenti un giro di oltre diecimila petardi e 350 “cipolle”, micidiali ordigni artigianali con potenziale distruttivo elevato.
Gli arresti e le accuse
Il gip, accogliendo la richiesta del pm ha disposto il carcere per Luca Buonarota, 23 anni, di Foggia; Michele Cappa, 22 anni; Emanuele Mennuno, 38 anni; Andrea Potenza, 42enne di Manfredonia; e Mario Padovano, 36enne di Genzano di Lucania. Ai domiciliari sono finiti la compagna di Buonarota, Antonietta Coda, 28 anni, e Giovanbattista “Vanni” Bondesan, 60 anni, barese residente a Foggia e legale rappresentante dell’ente benefico “Aps Bethel”.
In tutto sono dodici i capi d’imputazione, dieci dei quali legati alla compravendita e detenzione illegale di esplosivi tra settembre 2024 e aprile 2025. A questi si aggiungono le contestazioni di peculato e falso, che vedono coinvolti Buonarota e Bondesan.
L’omicidio Mongiello e il filone parallelo
L’inchiesta è la costola delle indagini sull’omicidio di Giacomo Mongiello, 45 anni, ucciso a colpi di fucile nell’agosto 2024 in via Ettore Valentini a Foggia. In un primo momento gli investigatori ipotizzarono che Buonarota, arrestato pochi mesi prima per possesso di materiale esplosivo, avesse voluto vendicarsi del vicino di casa, ritenuto sospettato di aver collaborato con le forze dell’ordine. Ma quell’ipotesi si è rivelata infondata.
Dalle intercettazioni e dai pedinamenti, però, è emerso un quadro diverso: la ripresa del commercio illecito di botti e ordigni artigianali, in cui Buonarota avrebbe mantenuto un ruolo da monopolista avvalendosi della complicità dei suoi sodali.
Il giro delle “cipolle”
Secondo l’accusa, il 23enne foggiano avrebbe acquistato migliaia di petardi e centinaia di “cipolle” dal lucano Padovano e dal manfredoniano Potenza, incaricando Cappa e Mennuno del trasporto e dello stoccaggio per non essere direttamente coinvolto. Le “cipolle”, secondo gli artificieri, sono da considerarsi manufatti esplosivi con potenzialità micidiale.
Peculato e falso
Dalle indagini sono emerse anche presunte irregolarità legate all’attività di Buonarota presso l’ente di beneficenza “Aps Bethel”, gestito da Bondesan. Secondo la procura, generi alimentari destinati a famiglie in difficoltà sarebbero stati sottratti e utilizzati per fini personali. Inoltre, i due avrebbero falsificato i registri delle presenze relativi alla messa alla prova cui Buonarota era stato assegnato, attestando la sua presenza in orari in cui era assente.
Un’indagine ancora aperta
Il gip ha trasmesso parte degli atti alla magistratura di Potenza, ritenendo competente quel tribunale per i fatti avvenuti in Basilicata. Intanto resta aperto il fascicolo sull’omicidio Mongiello, tuttora senza colpevoli né movente accertato.










