Il 3 settembre, alla presenza del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, è stato inaugurato presso la Procura di Foggia il distaccamento del nucleo investigativo della polizia penitenziaria. Una novità che il Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria) ha accolto positivamente, sottolineando l’importanza di rafforzare le indagini direttamente all’interno delle carceri, considerate luoghi privilegiati per osservare i movimenti della criminalità organizzata e i tentativi dei boss di mantenere contatti con l’esterno.
Il nodo del sovraffollamento
Se l’iniziativa del nucleo investigativo viene giudicata utile, il Sappe evidenzia però la condizione drammatica del carcere di Foggia, oggi il più affollato d’Italia. La popolazione detenuta ha raggiunto le 700 unità a fronte di una capienza di 300 posti. Una sproporzione che, unita alla cronica carenza di personale, mette a rischio la sicurezza e rende difficile impedire i collegamenti dei detenuti con l’esterno. “Le guerre si vincono con i soldati, e a Foggia i soldati mancano”, scrive il sindacato.
Agenti sotto pressione
Le denunce che arrivano dalla casa circondariale parlano chiaro: in turno notturno appena due agenti devono gestire oltre 300 detenuti, mentre di sera non più di tre poliziotti presidiano intere sezioni. In queste condizioni diventa complicato garantire ordine e controllo, soprattutto a fronte di un sovraffollamento che continua a crescere e di un fenomeno costante di sequestri di droga e cellulari introdotti illegalmente, anche con i droni.
L’appello al Governo
Il Sappe chiede quindi al sottosegretario Delmastro di dare seguito alle promesse e affiancare all’apertura del nuovo distaccamento investigativo un piano straordinario per il carcere di Foggia: “Servono sfollamenti e soprattutto nuovi agenti – si legge nel comunicato –. Solo così sarà possibile garantire sicurezza e impedire ai boss di continuare a dirigere i loro affari dal carcere”.









