Un nuovo, gravissimo episodio scuote la città di Manfredonia. Nella notte, intorno alle 3.30, l’ex sindaco Angelo Riccardi è stato svegliato da una telefonata che lo avvisava delle fiamme divampate sulla sua auto. Scendendo in strada, ha trovato tre veicoli completamente avvolti dal fuoco, ridotti a carcasse incandescenti. Distrutta la sua Mercedes e altre due auto, una Fiat Punto e una C3.
“Ti hanno acceso la macchina, sta un macello”, le parole che hanno annunciato il disastro. “Non è solo un’auto che brucia – ha scritto Riccardi in un post – è un segnale, un colpo inferto alla libertà e alla serenità. In quel rogo si consuma anche la fiducia, si piega la voglia di credere in una comunità capace di proteggere e difendere”. Parole che rivelano tutta l’amarezza e la rabbia di fronte a un atto che non può essere derubricato a vandalismo, ma che assume il peso di una vera intimidazione.
Riccardi lancia un appello a non arrendersi. “Bisogna denunciare, pretendere giustizia, chiamare tutti a reagire. Perché il silenzio è complicità e la rassegnazione è la loro vittoria”.
Angelo Riccardi, sindaco di Manfredonia dal 2010 al 2019, anno dello scioglimento per mafia dell’ente comunale, è stato in passato patron del Manfredonia Calcio negli anni d’oro della Serie C, consigliere regionale e assessore provinciale. Più di recente ha fatto parte dello staff del governatore Michele Emiliano con deleghe nel settore ambientale ed oggi ha spostato parte dei suoi interessi nella sanità privata.
Sullo scioglimento per mafia ha anche scritto un libro che presenterà nel chiostro del Comune proprio stasera.
La solidarietà del sindaco La Marca
“Esprimo, a nome dell’amministrazione comunale, solidarietà ad Angelo Riccardi , ex sindaco della nostra città e ad altri cittadini per questo atto vile e criminale. Quanto accaduto evidenzia che occorre continuare a lavorare contro la criminalità”. Ha scritto l’attuale primo cittadino, Domenico La Marca.
“C’è tanto da fare ancora perché non si uccida la speranza nella nostra città. Qualcuno continua a voler inquinare una narrazione diversa che stiamo cercando di costruire, intimorendo una comunità che circa di rialzare la testa. Non ci fermerà la paura. Continueremo a costruire quei noi che si ribella all’indifferenza e alla rassegnazione. Dobbiamo unire le nostre forze, sentirci responsabili – come ci ricordava don Ciotti, il mese scorso – per diventare una forza etica sociale culturale politica del senso del servizio per il bene comune, per il bene di tutti”.














