Nuovo tentativo di introduzione di droga e cellulari nel carcere di Foggia: nel tardo pomeriggio di lunedì 25 agosto il personale di vigilanza ha individuato un drone in volo nei pressi della struttura penitenziaria e ha attivato il sistema anti-droni. Grazie al fucile jammer il velivolo è stato abbattuto e il carico recuperato: quasi un chilogrammo di sostanze stupefacenti e sette telefoni cellulari destinati ai detenuti.
Sesto drone abbattuto a Foggia
Si tratta del sesto drone neutralizzato dall’aprile scorso, quando la Casa circondariale di Foggia ha iniziato a utilizzare la nuova tecnologia. Il sistema era stato presentato il 23 marzo durante il 208° anniversario del Corpo di Polizia Penitenziaria e impiegato per la prima volta il 10 aprile proprio nella struttura foggiana.
Il jammer funziona come un fucile elettromagnetico: interferisce con il segnale del drone fino a causarne la caduta, consentendo il sequestro del materiale. In Puglia lo strumento è già operativo anche nelle carceri di Lecce, Trani e Taranto, con personale addestrato attraverso corsi teorici e simulazioni pratiche.
Sovraffollamento record e pressioni interne
Il carcere di Foggia ospita quasi 700 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 350 posti. Un sovraffollamento del 200% che colloca l’istituto al secondo posto in Italia dopo San Vittore a Milano.
“Una condizione – ha spiegato Raffaele Miscioscia, vice segretario regionale Consipe polizia penitenziaria di Puglia e Basilicata – che aumenta la pressione interna e, di conseguenza, i tentativi di introdurre dall’esterno materiale illecito. È un circolo vizioso che mette a dura prova il nostro personale”.
La risposta tecnologica ai tentativi della criminalità
Il fenomeno dei droni carichi di droga e telefoni destinati ai detenuti è in costante crescita. Per la polizia penitenziaria rappresenta una nuova frontiera della criminalità organizzata, sempre più sofisticata nei tentativi di elusione.
“Il ricorso ai droni per introdurre materiale proibito – ha concluso Miscioscia – ha reso indispensabile lo sviluppo di contromisure tecnologiche. Ma resta il problema strutturale del sovraffollamento, che alimenta un clima difficile e moltiplica le occasioni di rischio”.










