Il braccio di ferro tra Antonio Decaro e Michele Emiliano sul futuro del centrosinistra in Puglia non è soltanto una questione locale, ma l’anticamera di una partita molto più ampia, quella del congresso nazionale del Partito democratico. A rivelarlo è un’approfondita analisi pubblicata da Il Manifesto, che ricostruisce il lungo e tortuoso confronto tra l’ex sindaco di Bari e l’attuale governatore pugliese, evidenziando come dietro le schermaglie per la candidatura a governatore si nasconda la strategia di Decaro per accreditarsi come sfidante della segretaria Elly Schlein.
Il patto con Emiliano e il dietrofront
Come ricorda Il Manifesto, fino alla scorsa primavera i rapporti tra i due ex alleati sembravano improntati alla continuità. Emiliano, durante l’assemblea regionale del Pd del 30 maggio, aveva annunciato l’accordo dell’Hotel Parco dei principi a Bari, dichiarando pubblicamente: “Da priore sarò frate semplice per dare una mano ad Antonio”. Sembrava l’avvio di una transizione pacifica. Poi, a giugno, il colpo di scena: Decaro cambia linea e afferma di non volersi candidare se Emiliano rimane in lista. Una mossa che ha riaperto le tensioni, spiazzando i vertici nazionali e regionali del partito.
Il calcolo politico verso il congresso
La chiave di lettura, sottolinea il quotidiano, è tutta politica. Nel 2026 si terrà un congresso anticipato del Pd, cruciale per Schlein, che punta a guidare la partita delle liste elettorali e a consolidare la leadership in vista delle Politiche. Decaro, forte delle oltre 500mila preferenze raccolte alle europee – di cui circa 350mila solo in Puglia – è visto dall’area riformista come il candidato con più chance di contendere la segreteria. Per riuscirci, però, deve liberarsi dell’ombra ingombrante del suo predecessore e assicurarsi che il consenso pugliese non venga disperso.
I numeri lo dimostrano: nel 2017 Emiliano (contro Renzi) ottenne il 54% dei voti in Puglia e quel bottino, pur con scarsi risultati altrove, gli valse il 12% a livello nazionale. Replicare un exploit simile, ma questa volta a favore di Decaro, significherebbe arrivare al congresso con una base solida, in grado di impensierire davvero la segretaria.
L’intreccio con Conte e i rischi dello scontro
Secondo Il Manifesto, anche il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte starebbe osservando con attenzione la partita. Indebolire Schlein, ragionano fonti interne, significherebbe aprire uno spazio per un eventuale ritorno a Palazzo Chigi. Da qui le pressioni su Emiliano a farsi da parte, anche evocando le inchieste che hanno colpito alcuni esponenti della sua maggioranza. Emiliano, però, non accetta di essere dipinto come “impresentabile” e rivendica la propria storia politica, ricordando che persino nella gestione Decaro non sono mancati problemi, come il commissariamento della municipalizzata Amtab per infiltrazioni mafiose.
I possibili scenari
Il Partito democratico, intanto, ha concesso tempo fino a metà settembre per sciogliere il nodo. Se Decaro non ufficializzerà la candidatura, scatterà il cosiddetto Piano B: una discesa in campo di figure alternative come Loredana Capone, Raffaele Piemontese o addirittura il ritorno di Nichi Vendola. Nel frattempo, le tensioni continuano a crescere. Emiliano, pur mantenendo un profilo di disciplina interna, ha già messo in guardia: “Se si cerca di umiliare la mia storia scatta la guerra nucleare”.
La posta in gioco
Il quadro delineato da Il Manifesto mostra che la Puglia non è solo il terreno di uno scontro personale, ma il laboratorio di una strategia che guarda ben oltre i confini regionali. Per Decaro, il vero obiettivo non è soltanto la presidenza della Regione, ma la costruzione di una leadership nazionale in grado di contendere la guida del Pd a Elly Schlein e, in prospettiva, di presentarsi come alternativa a Giorgia Meloni.













