La Puglia scende sotto la soglia dei 4 milioni di abitanti, ma non perderà nemmeno un consigliere regionale. Nonostante la previsione contenuta nei provvedimenti di spending review varati negli anni dei governi Berlusconi e Monti – che avrebbero imposto un taglio da 50 a 40 seggi –, la Camera e il Senato hanno deciso di derogare alla regola, giudicando il calo demografico “di modesta entità”.
A riportarlo è Repubblica Bari, che evidenzia come la norma approvata nei giorni scorsi salvi lo status quo dell’Assemblea regionale, evitando uno scenario che, secondo Mauro D’Attis e Dario Damiani, presidente e vicecoordinatore regionale di Forza Italia, avrebbe creato un “cortocircuito della rappresentanza democratica”.
“Rischiavamo province senza rappresentanza”
Per i due parlamentari azzurri, l’ipotesi di tagliare dieci consiglieri avrebbe significato “una Caporetto della democrazia”. La Puglia, con i suoi 50 seggi, sarebbe finita a condividere la stessa rappresentanza di Regioni con due milioni di abitanti, quasi la metà.
“Il rischio – spiegano D’Attis e Damiani – era che alcune province potessero restare senza rappresentanti, né di maggioranza né di opposizione. Migliaia di cittadini avrebbero potuto votare senza ottenere alcuna voce nei luoghi decisionali”.
Il pressing sul Parlamento e il ruolo di Gasparri
Dopo un primo tentativo di inserire la norma nel decreto Milleproroghe, Forza Italia ha puntato tutto su un disegno di legge firmato da tutti i capigruppo della maggioranza. Un’operazione che ha coinvolto anche il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri, tra i principali sostenitori della proposta. Superate anche le perplessità del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il provvedimento è stato approvato in via definitiva.
“Abbiamo mantenuto l’impegno, ora è legge”, dichiarano i parlamentari pugliesi, che rivendicano una battaglia condotta per tutelare il “diritto alla rappresentanza nei territori”.
Un segnale politico, in vista delle Regionali
La norma arriva a pochi mesi dall’inizio delle manovre politiche per le elezioni regionali 2026, dove la questione della rappresentanza territoriale potrebbe pesare sugli equilibri interni e sui candidati nei singoli collegi.
Resta però il nodo del rapporto tra popolazione e rappresentanza: con meno abitanti, la Puglia continuerà ad avere un Consiglio da 50 seggi. Una scelta che, pur motivata dalla volontà di garantire la copertura territoriale, rischia di riaccendere il dibattito sul costo della politica e sull’efficacia delle misure di contenimento della spesa pubblica.












