Un’accusa frontale, accompagnata da un parallelo politico che infiamma il dibattito cittadino. A lanciare l’ennesimo allarme sulla vicenda della nomina a dirigente di Giuseppe Marchitelli, storico capo di gabinetto della sindaca Maria Aida Episcopo, sono i parlamentari di centrodestra Giorgio Lovecchio, Giandiego Gatta, Giandonato La Salandra e Annamaria Fallucchi. In una nota congiunta parlano apertamente di “auto-nomina” e di una procedura che, secondo loro, solleverebbe “gravi dubbi di legittimità e imparzialità”.
“Conflitto d’interessi inaccettabile, se non abuso”
I parlamentari denunciano quanto definiscono un possibile conflitto d’interessi, trattandosi di una selezione pubblica “gestita dalla stessa amministrazione di cui Marchitelli fa parte”. Una dinamica che, a loro avviso, “configura un abuso”, soprattutto perché coinvolge una figura apicale della macchina amministrativa.
“Se un caso simile fosse avvenuto in un’amministrazione di centrodestra – sottolineano – la sinistra e il Movimento 5 Stelle avrebbero scatenato un putiferio. Ora che il ‘campo largo’ governa la città, invece, regna il silenzio assoluto”.
“Foggia non è proprietà privata, la legalità non è a targhe alterne”
Nel mirino del centrodestra non c’è solo il contenuto della vicenda, ma anche l’assenza di reazioni da parte della maggioranza, che viene accusata di doppio standard sulla legalità. “Foggia non è una proprietà privata e la legalità non può essere a targhe alterne”, concludono i parlamentari, sollecitando un intervento chiarificatore da parte della sindaca e degli organi di controllo.










