Due giornate per accendere i riflettori su una delle pagine più buie del lavoro agricolo in Italia. Oggi, 4 agosto, e domani, martedì 5, la provincia di Foggia ospita la mobilitazione nazionale della Flai Cgil, insieme alla Flai Puglia e Flai Foggia, per denunciare il rischio che i fondi stanziati dal PNRR per contrastare lo sfruttamento lavorativo e superare i ghetti agricoli rimangano inutilizzati.
Nel mirino ci sono realtà come Borgo Mezzanone e Torretta Antonacci, insediamenti informali dove migliaia di lavoratori stranieri vivono in condizioni di isolamento, degrado e assenza di servizi, simboli di un sistema che continua a ignorare la dignità di chi lavora nei campi.
Presidi e azioni simboliche
La mobilitazione parte oggi alle 17:30 con un presidio davanti alla Prefettura di Foggia. Domani, sempre alle 17:30, si svolgerà uno “sciopero alla rovescia” lungo la strada che conduce al ghetto di Borgo Mezzanone. Un’iniziativa simbolica, ma dal forte impatto, pensata per evidenziare l’abbandono istituzionale e l’urgenza di interventi strutturali.
“Il superamento dei ghetti non può più attendere – denunciano i promotori – e tutte le risorse disponibili devono essere spese, fino all’ultimo euro, per garantire diritti, sicurezza e dignità a chi lavora nei campi”.
Una battaglia contro l’inerzia
La piattaforma della Flai Cgil è chiara: attivare subito servizi essenziali nelle aree ad alta concentrazione di braccianti stranieri. A partire da trasporti pubblici, raccolta dei rifiuti, sistemazione delle strade, accesso all’acqua potabile, fornitura di energia elettrica e servizi igienici.
Il contesto è critico. Il Piano triennale di contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura, sostenuto dalla Cgil, rischia di rimanere lettera morta in molti territori. Come accaduto recentemente a Lesina, dove – pur in presenza di fondi già erogati e strutture individuate – l’amministrazione ha rinunciato a realizzare progetti di accoglienza.
“È il momento di scegliere da che parte stare”
L’appello è rivolto a tutti: lavoratori, associazioni, cittadini e istituzioni. “Questa – afferma la Flai – non è solo una battaglia sindacale, ma una questione di civiltà. È il momento di scegliere da che parte stare”.
In un territorio come quello foggiano, dove lo sfruttamento nei campi ha spesso fatto notizia per le sue condizioni disumane, la mobilitazione intende trasformare l’indignazione in azione. Con l’obiettivo di voltare pagina. E farlo davvero.









