Una distesa di cenere al posto di decine di ecoballe di rifiuti. Un altro colpo durissimo all’ambiente e alla legalità nella zona di Monte Aquilone, alla periferia di Manfredonia, nel cuore del Parco nazionale del Gargano. La scoperta è avvenuta durante un controllo del territorio da parte delle Guardie Ambientali Italiane, che hanno trovato i resti completamente inceneriti delle ecoballe, in un’area sottoposta a sequestro da mesi.
A darne notizia è Alessandro Manzella, responsabile delle Guardie Ambientali di Manfredonia, che ha parlato di “fatto gravissimo e di una vergogna senza parole”. Quelle stesse ecoballe erano state poste sotto sequestro dai carabinieri forestali il 18 febbraio 2024, ma oggi, sotto gli occhi delle guardie, non restava che uno scenario devastante.
Il danno e l’indignazione
“Durante il controllo – spiega Manzella – abbiamo trovato solo cenere al posto delle montagne di rifiuti. Un attacco all’ambiente e alla salute pubblica per cui chiediamo interventi seri”. Non è la prima volta che la zona finisce al centro delle cronache: solo nelle ultime settimane diversi incendi hanno interessato il territorio comunale di Manfredonia, a partire dall’oasi Lago Salso, duramente colpita dal fuoco, fino al tentativo di dare fuoco alle ecoballe in zona ex Bagni Romagna, dove è in corso la rimozione ormai in fase conclusiva.
Ma quanto accaduto a Monte Aquilone rappresenta un salto di qualità nel disastro. “Qui – denuncia Manzella – le ecoballe sotto sequestro sono state completamente bruciate. È una ferita profonda per l’ambiente e per chi ogni giorno si impegna, volontariamente, a difenderlo”.
Il silenzio delle istituzioni
Il tono del responsabile delle Guardie Ambientali è duro, lucido, amaro. “Il silenzio istituzionale davanti a un danno del genere è inaccettabile. Chi controlla, chi deve prevenire, chi dovrebbe tutelare, non può far finta di nulla”.
A Manfredonia si respira un’aria pesante, e non solo per le esalazioni dei roghi. C’è frustrazione, c’è indignazione. “Chi ama questo territorio, chi lo vive e lo rispetta – prosegue Manzella – è stanco di essere lasciato solo. Non servono solo le denunce o le parole, servono azioni concrete, bonifiche immediate, trasparenza, responsabilità”.
Una richiesta chiara: “Basta silenzi”
“Questo silenzio – conclude Manzella – davanti alla devastazione ambientale, è più assordante di qualunque sirena. E fa ancora più male perché cancella anche il valore del sacrificio e del lavoro di chi si impegna ogni giorno con passione e senso civico”.
L’appello è chiaro: serve un cambio di passo immediato, con risposte certe, controlli costanti e una vera strategia di tutela ambientale. Perché le ceneri di Monte Aquilone non diventino solo l’ennesimo simbolo dell’impunità.










