Un regolamento di conti che poteva trasformarsi in omicidio, questo raccontano le carte dell’agguato consumato nella notte tra il 12 e il 13 luglio scorsi a Monte Sant’Angelo. Vittima designata il netturbino pluripregiudicato, Luciano Bisceglia. A premere il grilletto – secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza di custodia cautelare – sarebbero stati i montanari Matteo Prencipe, 26 anni, e Domenico Basta, 21 anni, entrambi ora in carcere su disposizione del gip di Foggia, Maria Luisa Bencivenga. Rintracciato successivamente anche Marco Basta, 19 anni, fratello di Domenico.
Spari in piena notte
Tutto è cominciato nella tarda serata del 12 luglio. Il figlio di Bisceglia aveva contattato il 112 segnalando che il padre era stato raggiunto da colpi d’arma da fuoco. La vittima è stata poi trasportata in elisoccorso all’ospedale di San Giovanni Rotondo, tuttora in prognosi riservata. I proiettili gli hanno attraversato la guancia destra e lo sterno.
Stando alla ricostruzione, già anticipata da l’Immediato, ci sarebbe stato un litigio la sera prima tra il figlio di Bisceglia e i ragazzi arrestati. Il giovane sarebbe stato malmenato, ferito al volto e al gomito. Prencipe gli avrebbe puntato contro anche una pistola. Successivamente il ragazzo avrebbe contattato il padre per sedare la vicenda. Ci sarebbe stato un incontro chiarificatore con addirittura una stretta di mano finale. Un’intesa per “evitare il ripetersi di simili avvenimenti”.
Ma quell’intesa non avrebbe retto neanche 24 ore. La notte successiva, secondo le testimonianze raccolte, Prencipe e Basta si sarebbero appostati nei pressi dell’abitazione del netturbino. Bisceglia sarebbe arrivato successivamente in auto con la compagna e il figlio. I due giovani gli avrebbero chiesto di parlare. Il figlio dell’operatore ecologico sarebbe rimasto in macchina mentre Bisceglia si sarebbe appartato con la compagna e i due giovani. A quel punto ci sarebbero stati gli spari, un’azione che il gip ritiene pianificata per uccidere il pluripregiudicato.
L’arresto e la perquisizione
Nelle ore successive, le indagini hanno portato i carabinieri ad un appartamento di San Giovanni Rotondo, dove i due si erano nascosti, ospiti di un amico. Quando i carabinieri hanno fatto irruzione hanno trovato davanti a loro proprio Matteo Prencipe e Domenico Basta. Nell’abitazione sono stati rinvenuti indumenti utilizzati al momento dell’agguato e altri elementi utili agli investigatori. Recuperati anche i veicoli riconducibili ai sospettati contenenti ulteriori tracce rilevanti.
Nel motivare le esigenze cautelari, il giudice ha parlato di “persone apparentemente contigue ad ambienti di criminalità, anche mafiosa, come riportato dalla polizia giudiziaria ed evincibile dalla disponibilità di un considerevole numero di armi da fuoco e dal loro utilizzo disinvolto e spregiudicato”. A carico degli indagati l’accusa è di tentato omicidio aggravato in concorso e porto illegale di arma da fuoco.










