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Home - “Giù le mani”, ammessi testi e intercettazioni. Saranno sentiti anche l’ex prefetto di Foggia e un poliziotto indagato

“Giù le mani”, ammessi testi e intercettazioni. Saranno sentiti anche l’ex prefetto di Foggia e un poliziotto indagato

Spiccano tra i testimoni Valiante, Riccardi e Patroni Griffi. Ok del tribunale all’ascolto anche di tre persone sotto inchiesta. Al centro l’intreccio tra politica, affari e favori nella gestione pubblica a Manfredonia

Di Francesco Pesante
15 Luglio 2025
in Cronaca, Manfredonia
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Crocevia importante nel processo “Giù le mani” sul presunto intreccio illegale tra politica, tecnostruttura e imprenditoria a Manfredonia. Nell’udienza di oggi, davanti ai giudici del Tribunale di Foggia, sono state ammesse tutte le prove richieste dalle parti compresa la trascrizione delle ulteriori intercettazioni richieste dalle difese. Toccherà al perito Aldo Gallo trascrivere le conversazioni. A riguardo le difese hanno nominato Antonio Cotrufo come consulente di parte mentre l’accusa si è riservata. Gallo sarà sentito a novembre.

È invece previsto a settembre l’ascolto del teste Luca Di Francesco, comandante della Guardia di Finanza di Manfredonia, come richiesto dal pubblico ministero. Il militare farà una panoramica dell’attività investigativa svolta.

Ok dei giudici all’ascolto dei testi indicati, compresi il poliziotto del commissariato di Manfredonia, Matteo La Torre, l’ex comandante della Polizia Locale, Vincenzo D’Anzeris e il tecnico dell’Urbanistica, Francesco Borgia nonostante i tre siano indagati per false dichiarazioni sommarie rese al pubblico ministero. Il poliziotto in particolare avrebbe riportato circostanze non veritiere in merito ai fatti riguardanti il ristorante “Guarda che Luna”, tuttora oggetto di una infinita battaglia legale.

La lista dei testi è molto corposa: figurano anche l’ex prefetto di Foggia, Maurizio Valiante, l’ex sindaco di Manfredonia, Angelo Riccardi, l’ex presidente dell’Autorità portuale Ugo Patroni Griffi, oltre a decine di amministratori, dirigenti e investigatori.

I nomi degli imputati, le accuse principali e gli episodi contestati

Il processo nasce da cinque filoni investigativi che racchiudono 14 capi d’imputazione. Al centro dell’inchiesta ci sono episodi che vanno dal 2019 al 2021. Secondo la procura, l’ex sindaco Gianni Rotice, insieme al fratello Michele detto “Lino”, avrebbe chiesto a Michele Romito di sostenere al ballottaggio del 2021 la propria elezione a primo cittadino in cambio dell’interessamento per evitare lo smontaggio di una parte del ristorante “Guarda che Luna”.

Romito risponde di tentata concussione, insieme all’ex assessore Angelo Salvemini, per presunte pressioni su dirigenti comunali finalizzate proprio a bloccare lo smantellamento della struttura.

Altra vicenda riguarda Grazia Romito, sorella di Michele, imputata di falso per aver ottenuto, tramite un prestanome, la gestione di un’agenzia funebre nonostante un’interdittiva antimafia a suo carico. Il prestanome sarebbe Luigi Rotolo, anche lui imputato. Salvemini risponde anche di corruzione per un presunto scambio di favori con l’ex segretaria comunale Giuliana Galantino (imputata ma anche parte offesa), che avrebbe ricevuto supporto nella redazione di una nota utile a difendersi da accuse di mobbing, in cambio di una decisione favorevole all’interesse di una società legata ai Romito.

Le imputazioni più numerose sono a carico dell’ex dipendente dell’azienda dei rifiuti “Ase”, municipalizzata del Comune, Michele “Racastill” Fatone, accusato di concussione, peculato, lesioni, stalking e violenza privata nei confronti di colleghi e superiori. Con lui a processo il figlio Raffaele, anch’egli dipendente (poi licenziato) dell’azienda di raccolta rifiuti, accusato di lesioni e violenza in concorso con il padre.

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Tags: giù le maniLa TorreManfredoniaRomitoRoticesalvemini
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