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Home - Omicidio Marasco, il medico legale smentisce Moslli: “Impossibile che le ferite siano autoinferte”

Omicidio Marasco, il medico legale smentisce Moslli: “Impossibile che le ferite siano autoinferte”

Nell’ottava udienza in Corte d’Assise, il legale della famiglia ipotizza un delitto mascherato da rapina. Il 3 ottobre l’interrogatorio dell’imputato

Di Redazione
28 Giugno 2025
in Cronaca, Foggia
Franca Marasco e Redouane Moslli

Franca Marasco e Redouane Moslli

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“La versione di Moslli è inverosimile”. Parole pesanti, quelle pronunciate in aula dall’avvocato di parte civile per i familiari di Franca Marasco, la tabaccaia uccisa con quattro coltellate nella sua rivendita di via Marchese De Rosa a Foggia il 28 agosto 2023. A confermarlo, sul piano medico-scientifico, è stato il professore Luigi Cipolloni, direttore dell’Istituto di medicina legale di Foggia, autore dell’autopsia sul corpo della donna.

Secondo quanto emerso in aula durante l’ottava udienza del processo in Corte d’Assise, le due coltellate mortali – una al fegato, l’altra all’aorta – furono inferte con direzioni opposte: da destra e da sinistra. “Impossibile – ha detto l’avvocato – che una persona si ferisca in quel modo gettandosi contro l’aggressore. I fendenti, per come sono stati inferti, smentiscono la dinamica raccontata da Moslli”.

Una rapina o un delitto mascherato?

Per l’accusa, quella mattina del 28 agosto il 45enne Redouane Moslli, bracciante agricolo marocchino, entrò nella tabaccheria con il volto coperto da una mascherina anti-Covid, guanti per non lasciare tracce e un coltello. L’aggressione si consumò pochi minuti prima delle 13: la signora Marasco aveva riaperto l’esercizio dopo le ferie. Il bottino fu misero: 72 euro e due cellulari. Ma per la parte civile il movente potrebbe non essere solo economico.

“È un delitto che lascia troppe domande aperte – ha sostenuto il legale –. C’è il sospetto che la rapina sia stata una messa in scena, un modo per coprire una volontà omicida premeditata, legata a un astio personale o a un’altra motivazione ancora sconosciuta”.

La confessione, i sospetti e la morte del presunto complice

Moslli è reo confesso: arrestato a Napoli il 3 settembre, sei giorni dopo il delitto, ha ammesso la rapina fin dall’inizio. Ma ha sempre dichiarato di non aver voluto uccidere: secondo il suo racconto, la donna si sarebbe lanciata contro di lui, finendo accidentalmente sul coltello. Una ricostruzione che già il gip aveva ritenuto implausibile.

Moslli ha inoltre chiamato in correità Vittorino Checchia, foggiano di 73 anni, accusandolo di avergli indicato l’obiettivo e di aver poi spartito il bottino con lui. Checchia fu arrestato il 14 settembre, ma si è sempre dichiarato innocente. È morto il 15 giugno 2024 in ospedale, dov’era piantonato dalla polizia penitenziaria.

Il processo continua: Moslli tornerà a parlare

Il procedimento in Corte d’Assise continuerà il 3 ottobre, quando sarà interrogato Moslli. L’imputato ha già rilasciato tre confessioni: la prima al pubblico ministero, il giorno del fermo; la seconda davanti al gip, 48 ore dopo; l’ultima risale al 28 giugno scorso. Sempre confermando la propria responsabilità nella rapina, ma sempre insistendo sull’assenza dell’intenzione omicida.

La Corte dovrà ora stabilire se si sia trattato davvero di un omicidio anomalo, conseguenza imprevista di una rapina andata male, oppure – come suggerisce la parte civile – di un delitto studiato, travestito da furto per sviare le indagini. Intanto, la famiglia di Franca Marasco attende giustizia per una tragedia che ha profondamente colpito la comunità foggiana.

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Tags: Foggiafranca marasco
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