Si è arricchito di ulteriori dettagli il processo sulle presunte tangenti al Comune di Foggia che vede imputate 14 persone, tra cui l’ex sindaco, Franco Landella, l’ex presidente del consiglio comunale, Leo Iaccarino, ex consiglieri, impiegati e imprenditori locali. Nell’ultima udienza, al centro dell’attenzione è finita una presunta mazzetta che, secondo l’accusa, sarebbe stata versata nell’autunno 2020 dall’imprenditore Francesco Landini a due figure chiave di Palazzo di Città: Iaccarino e Giuseppe Melfi, dipendente comunale.
Secondo la procura, Landini avrebbe consegnato 5mila euro in contanti a Iaccarino e 4mila euro a Melfi, promettendo inoltre 2mila litri di gasolio agricolo, con l’obiettivo di sbloccare una liquidazione da 26mila euro destinata all’impresa di Michelina Russo, moglie di Landini (non coinvolta nel processo). La ditta aveva fornito fitofarmaci all’azienda comunale Masseria Giardino, ma il pagamento era fermo per l’assenza di un’adeguata copertura di spesa. Secondo l’accusa, la tangente avrebbe mirato anche a ricondurre quella fattura a una determinazione del 2019 che prevedeva però una spesa massima di soli 6.800 euro.
Durante l’udienza, un istruttore comunale ha confermato le sue dichiarazioni rilasciate alla procura durante l’arresto di Iaccarino, avvenuto il 30 aprile 2021. “Iaccarino venne nel mio ufficio per sollecitare il pagamento di una fattura emessa da un anno – ha dichiarato – mi disse che erano persone che avevano lavorato e non erano state pagate. Era preoccupato che la cifra potesse essere qualificata come debito fuori bilancio, allungando ulteriormente i tempi, mentre lui aveva fretta”. Il problema venne poi risolto, anche se – secondo gli inquirenti – non con modalità trasparenti.
Tra i testimoni dell’ultima udienza anche Rosario Cusmai, ex consigliere comunale e candidato alle regionali del 2020. Ha smentito di aver mai ricevuto denaro da Iaccarino o Landini per la sua campagna elettorale: “Iaccarino organizzò una cena elettorale con amici e colleghi, ma non mi fu chiesto alcun contributo economico. Mi diede un appoggio politico, questo sì, ma non ci fu mai uno scambio di denaro”. Stessa dinamica con Landini, che secondo Cusmai gli aveva garantito il proprio voto e quello di conoscenti, ma senza alcun accordo economico.
Il procedimento, che ipotizza 19 capi d’imputazione – tra cui tentata concussione, corruzione, istigazione alla corruzione, peculato e favoreggiamento – proseguirà nelle prossime settimane con ulteriori escussioni. Gli imputati, dal canto loro, respingono fermamente ogni addebito. Ma la trama giudiziaria che emerge dalle aule del tribunale disegna ancora una volta un quadro opaco di relazioni tra politica, burocrazia e affari all’interno dell’amministrazione comunale.









