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Home - Mafia e Pallone, confermato il carcere per i foggiani accusati di pressioni criminali su Canonico

Mafia e Pallone, confermato il carcere per i foggiani accusati di pressioni criminali su Canonico

Secondo la Dda avrebbero orchestrato intimidazioni e minacce per ottenere vantaggi dal club: esclusa solo una delle accuse, ma restano gravi gli indizi su incendi, esplosivo e campagna social

Di Redazione
20 Giugno 2025
in Cronaca, Foggia
Lombardi e Delli Carri

Lombardi e Delli Carri

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Nonostante le articolate richieste di scarcerazione presentate dai difensori, il Tribunale del Riesame di Bari ha confermato la custodia cautelare in carcere per Marco Lombardi, Fabio Delli Carri e Danilo Mustaccioli, i tre foggiani di circa cinquant’anni arrestati lo scorso 19 maggio con l’accusa di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni del presidente del Foggia calcio, Nicola Canonico, imprenditore edile barese e figura centrale della società sportiva. I giudici hanno però annullato, solo per Delli Carri e Mustaccioli, l’ordinanza cautelare relativa all’attentato a fucilate contro l’auto dell’ex capitano rossonero Davide Di Pasquale. Le motivazioni saranno depositate nelle prossime settimane.

Cinque avvertimenti per piegare Canonico

Secondo gli inquirenti della Procura di Bari e della Dda, i tre avrebbero orchestrato – con l’aiuto di un quarto uomo, Massimiliano Russo, già detenuto per omicidio – una campagna intimidatoria iniziata nel giugno 2023 e proseguita fino a marzo 2024 per costringere Canonico a dimettersi e cedere la proprietà del club. Cinque gli episodi ricondotti al gruppo: fucilate il 18 giugno 2023 contro la “Jeep Renegade” dell’ex calciatore Di Pasquale; esplosivo il 9 gennaio 2024 vicino all’auto del figlio Emanuele Canonico; incendio e tentati incendi, tra il 14 e il 16 marzo 2024, alle auto del capo ultras Antonello D’Ascanio, del segretario generale Giuseppe Severo e del dg Vincenzo Milillo; una serie di contenuti social offensivi e denigratori nei confronti del presidente e della gestione societaria.

La difesa: “Non c’è estorsione, fu una ripicca personale”

Gli avvocati difensori avevano chiesto la revoca dell’ordinanza cautelare, contestando l’assenza di gravi indizi. In particolare, la difesa di Lombardi ha sostenuto che non ci fosse estorsione, ma semmai una forma di tentata violenza privata, legata a una ripicca personale per il mancato impiego del proprio assistito nel club (si sarebbe proposto come magazziniere o addetto alle pulizie) e per il licenziamento della compagna da parte della società. Da qui – è la tesi – la sequenza di ritorsioni. Secondo l’avvocato, il metodo mafioso non sussiste, perché non vi fu alcun richiamo alla “Società foggiana” e l’uso di fucili o bombe non è in sé indice di mafia.

La strategia della tensione e i legami con i clan

Figura centrale dell’inchiesta resta Marco Lombardi, ritenuto vicino al clan Sinesi-Francavilla, una delle tre batterie della “Società”. Secondo la ricostruzione della Direzione distrettuale antimafia, fu lui a pianificare una strategia della tensione: da un lato gli avvertimenti violenti, dall’altro i post sui social per screditare Canonico e influenzare l’ambiente rossonero. L’obiettivo, scrive la Dda, era “creare una posizione di forza per ottenere vantaggi nella gestione degli accrediti, sponsorizzazioni e rapporti col club”.

La giudice per le indagini preliminari che ha firmato l’ordinanza, ha accolto l’ipotesi dell’aggravante mafiosa per metodo, ma non per agevolazione del clan, ritenendo non provato un vantaggio diretto per la batteria criminale.

Il quarto uomo

Non ha presentato ricorso Massimiliano Russo, il quarto arrestato, detenuto dal 25 marzo scorso per scontare una condanna a 12 anni per omicidio preterintenzionale (uccise un vicino nel 2015). Sarebbe stato lui, su mandato di Lombardi, a piazzare l’esplosivo accanto all’auto del figlio di Canonico, a Modugno, sede della ditta dell’imprenditore.

Tutti e quattro gli indagati si proclamano innocenti, ma nei primi interrogatori si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. L’unico a rompere il silenzio fu Mustaccioli, che parlò di rapporti di lavoro con Delli Carri, negando ogni coinvolgimento nei fatti.

Ora si attende il deposito delle motivazioni per comprendere nel dettaglio le valutazioni dei giudici sulla tenuta delle accuse in fase cautelare. Intanto, la procura prosegue con l’indagine.

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Tags: CanonicoDelli CarriFoggiaLombardimafia
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