È polemica tra i banchi dell’opposizione del Consiglio comunale di Foggia dopo la decisione dell’amministrazione di San Giovanni Rotondo di revocare la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, concessa nel 1924. A scatenare il dibattito è stato un commento del consigliere comunale Nunzio Angiola, già parlamentare, che ha bollato l’iniziativa come una “pagliacciata”.
A stretto giro è arrivata la risposta del collega di minoranza Antonio De Sabato, che ha affidato a una lettera dai toni accesi la sua presa di posizione: “Caro Nunzio, sì, hai ragione: la revoca della cittadinanza a Mussolini è proprio una pagliacciata. D’altronde, cosa vuoi che sia il dovere antifascista sancito dalla Costituzione, la memoria delle vittime, il rispetto della storia… Tutte sciocchezze, no? Meglio pensare alle strade e alle imprese – che improvvisamente interessano solo quando si deve difendere Mussolini”. Una replica al vetriolo, in cui De Sabato accusa il collega di svilire il valore simbolico e culturale dell’atto deliberato dalla giunta sangiovannese.
Nel suo messaggio, De Sabato rinfaccia ad Angiola una presunta ambiguità sul piano dei valori democratici, ironizzando anche sull’attività accademica del collega: “Ah, vero… tu insegni all’università. E noi che pensavamo che il sapere servisse a coltivare spirito critico, non a fare propaganda d’accatto”. E conclude con un affondo diretto: “La revoca non è un teatrino, è un atto di civiltà. Ma se vuoi occuparti di fantasmi, puoi sempre aprire uno sportello psicologico per nostalgici del Ventennio”.
La replica di Angiola non si è fatta attendere. In un nuovo intervento, il consigliere ha ribaltato l’accusa, sostenendo che proprio chi esalta il valore simbolico dell’antifascismo finisce per ignorare i problemi reali. “Vedo che ti scaldi molto quando si tocca il teatrino delle revoche simboliche – scrive rivolgendosi a De Sabato – ma non una parola sulle strade che crollano, sui giovani che emigrano, sulle imprese che chiudono, sulla criminalità che avanza o sulla scarsità d’acqua che minaccia la campagna del pomodoro”. Per Angiola, l’antifascismo si esercita “garantendo diritti, lavoro, sicurezza e libertà oggi, non con una delibera votata su un atto del 1924”.
L’ex deputato rivendica la propria visione di una politica concreta, slegata da simbolismi e purghe ideologiche: “Nessuno ha difeso Mussolini — sarebbe ridicolo anche solo pensarlo. Ma usare il suo nome nel 2025 per evitare di affrontare la realtà è la spia di una politica senza idee, senza coraggio, senza visione”. E chiude con un monito: “La verità è semplice: quando la politica non sa cosa fare, si rifugia nei simboli. Fumo, rumore, nulla. E tu, Antonio, stai difendendo il simbolo. Non la sostanza”. Il caso riapre un dibattito mai sopito sui limiti e la necessità delle scelte simboliche nella politica locale.










