Casa Arbore a Foggia vedrà la luce «entro fine ottobre di quest’anno», dice Renzo Arbore a l’Immediato che l’ha intervistato a seguito del «blitz», come lo definisce lui stesso, che lo showman foggiano ha effettuato giovedì scorso insieme agli scenografi dei suoi più iconici spettacoli, Alida Cappellini e Giovanni Licheri, in quelli che furono gli spazi un tempo occupati dal liceo scientifico Guglielmo Marconi in corso del Mezzogiorno. Arbore è venuto a rendersi conto dello stato dell’arte dei lavori, ricavando la conclusione che adesso si potrà anticipare di un paio di mesi sui tempi dell’inaugurazione dal momento che, qualche tempo fa, venivano genericamente indicati per la fine di dicembre.
«Ho saputo che Michele Emiliano era a Foggia per un sopralluogo e sono venuto anch’io con i miei due fidati architetti a rendermi conto di quanto è stato fatto. Sono molto contento per come stanno andando avanti i lavori, ringrazio il presidente della Regione Puglia e Aldo Patruno (direttore generale Turismo e Cultura: ndr) per l’interesse manifestato. Casa Arbore sarà un dono che sento di dover consegnare ai miei concittadini, un luogo di cultura dove poter fare musica e incontrarsi, fare incontri e scambiare idee. Gli oggetti di arte varia, quasi tutti in plastica degli anni ’20 e dunque introvabili che sarà possibile ammirare, sono frutto degli acquisti da me effettuati in oltre 1600 viaggi in giro per il mondo quasi tutti con l’Orchestra italiana. Parte di quegli oggetti sono stati di recente esposti in due mostre d’arte al Macro di Roma ed a Palazzo Reale a Napoli, ma Foggia avrà l’intera collezione attualmente contenuta in un magazzino per ragioni di spazio. Spero che la futura Casa Arbore diventi un luogo di interesse e contribuisca a fare della mia città anche un luogo di attrazione turistica oltre alle bellezze dello splendido Gargano».
Con i suoi architetti è venuto a dare suggerimenti, a fare qualche modifica sul progetto oppure ritiene che tutto stia filando liscio?
«Sono venuto a rendermi conto della bellezza dei locali, della grandezza e funzionalità degli spazi disponibili. Casa Arbore sarà disposta su tre piani, avrà anche un ambito dove poter effettuare prove musicali. Vorrei inoltre far conoscere a chi verrà il mio patrimonio telefonico e radiofonico che la Rai ha messo a disposizione. Nei luoghi si potranno fare proiezioni di nuovi film, ci si potrà incontrare e chiacchierare. Sono davvero contento della situazione che ho trovato, è stato un viaggio davvero proficuo. Sa, da qualche tempo non mi muovo più molto con gran dispiacere per il mio fraterno amico Alberto Cicolella che vorrebbe sempre ospitarmi nel suo grande albergo. Viaggio poco e non mi fermo più a dormire, farò lo stesso quando il 20 giugno prossimo andrò a Benevento per il conferimento del Diploma Accademico Honoris Causa nella canzone classica napoletana».
Ha dunque avuto rassicurazioni che Casa Arbore vedrà la luce entro fine anno?
«Adesso per la verità sono più tranquillo. Confesso che ero preoccupato per i soliti ritardi burocratici. Ringrazio Roberta Telesforo che si sta occupando direttamente del progetto in sede Gegè che mi è sempre vicino. Preziosa la collaborazione del dirigente del Comune, Carlo Dicesare. Dalla Regione ho avuto rassicurazione che per fine ottobre ce la faremo ad aprire, con noi c’era anche il presidente del Teatro pubblico pugliese, Paolo Ponzio, che sta svolgendo un egregio lavoro di raccordo. Ma se permette vorrei ringraziare pubblicamente i miei due architetti, Cappellini e Licheri, che hanno fatto un progetto meraviglioso. Ora cercheremo di accelerare i lavori».
Le piacerebbe che dopo questa operazione Foggia riuscisse a riscattare la propria immagine?
«Mi piacerebbe che Foggia riscoprisse il suo gusto mediterraneo e che tutto ciò contribuisse finalmente a cancellare l’antico pregiudizio cui purtroppo fa da sfondo. Ho trovato una città imbellita, più pulita specie in via Arpi. Avanti così, si può e si deve migliorare. Certamente le cronache spesso si occupano di Foggia, ma è questo l’aspetto a mio avviso che bisogna combattere. Anche il carattere dei foggiani, compreso il mio, andrebbe mutato: non sempre apprezziamo ciò che abbiamo».
La Foggia che ha lasciato, nel 1963, è la stessa che di tanto in tanto si ritrova davanti nelle sue abituali scorribande?
«Per la verità dopo la laurea a Napoli nel 1963 trascorsi un altro anno foggiano al seguito di mio padre, con l‘incertezza di tutti i giovani che accompagnava anche me a quel tempo. Poi partecipai al concorso a Roma come maestro programmatore, la vita ha preso un’altra piega. Ma ho mantenuto sempre inalterato il mio rapporto con tutti i “cumpagn”, da Franco Tolomei a Rico Garofalo, ad Arnaldo Santoro. Ho continuato a seguire anche le vicende del Foggia calcio. Quando torno sento sempre il richiamo della mia città. Adesso con Casa Arbore sentirò ancora più forte il legame, spero ricambiato: mi fa molto piacere che la città mi accolga sempre con grande calore e sarei ancor più contento se la città si identificasse sempre più con me».
Cosa risponde a quanti sostengono che in fondo gli oggetti di casa Arbore sono pura chincaglieria, che non meritano tutto quello spazio?
«Sono il più grande collezionista di oggetti di plastica, ma attenzione: non stiamo parlando di sciocchezze. Nella collezione ci sono dischi di un certo valore, i cosiddetti “Picture disc”, oggetti in plastica costruiti negli anni ’20, materiale impensabile per quell’epoca e oggi assolutamente introvabili. E poi il dato più caratteristico a mio avviso: sessanta borsette da donna tutte rigorosamente plastificate. Parliamo di oggetti da collezione acquistati dal sottoscritto girando il mondo. Comprese alcune camicie hawaiane introvabili. È stata la mia passione, insieme alla musica: ho sempre avuto la smania di comprare, ovunque sia andato da solo o durante ognuno dei 1600 concerti in giro per il mondo con l’Orchestra Italiana. Al contrario di quasi tutta la gente di spettacolo, che è in gran parte tirchia, io ho speso tanto dietro a questi oggetti e ne sono infinitamente contento».









