Nuove rivelazioni in “Mari e Monti”, maxi operazione antimafia contro il clan dei montanari Li Bergolis-Miucci-Lombardone. A parlare è Matteo Lauriola, 34 anni, interrogato dalla Dda sui presunti membri dell’organizzazione coinvolti nel blitz di ottobre 2024. Lauriola, professione barbiere, ha fornito dettagli su ruoli ed episodi riguardanti il gruppo criminale capeggiato dal boss Enzo Miucci.
Sono emerse informazioni anche sulle intimidazioni al sindaco di Monte Sant’Angelo, Pierpaolo D’Arienzo: “Orazio La Torre ha incendiato l’auto del sindaco – ha detto Lauriola -. La cosa mi fu confidata dallo stesso Orazio che si vantava di queste azioni. Orazio era vicino a Ricucci e Pietro La Torre (vertici del clan rivale, ndr). Il soggetto è anche vicino a Raffaele Palena (capo della cellula di Monte dei Li Bergolis, ndr). Orazio ha sparato al figlio di Leonardo D’Ercole e in quell’occasione si rifugiò presso l’abitazione di Palena dopo l’azione di fuoco”. Stando al pentito, La Torre sarebbe anche “l’esecutore” di una estorsione a Macchia “con resti di animali. Mandato da Pasquale Ricucci”.
Un passaggio anche su Antonio Miucci, figlio del boss Enzo: “Ha iniziato a commettere reati fin da piccolo. Da quando lo conosco ha sempre commesso reati”.
Poi su Omar Trotta, ucciso nella sua bruschetteria a Vieste a fine luglio 2017: “Era vicino a Renzo Miucci, anche sospettato di aver venduto Gianpiero Vescera. Ragioni per le quali è stato ammazzato”.
Lauriola è stato sentito sulla figura di Angelo Tarantino (non indagato in “Mari e Monti”), un uomo di San Nicandro Garganico, ben noto agli inquirenti. Tarantino, della famiglia che per anni fu in guerra con i Ciavarrella, era l’utilizzatore della masseria verso la quale si recarono i killer subito dopo la strage di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017, giorno dell’omicidio del boss Mario Luciano Romito, ucciso insieme al cognato Matteo De Palma e ai contadini Aurelio e Luigi Luciani. Una mattanza che secondo il pentito Matteo Pettinicchio sarebbe stata eseguita da Enzo Miucci, Roberto Prencipe, Saverio Tucci e Girolamo Perna, questi ultimi due ormai defunti.
La mattina della strage risultano numerosi squilli senza risposta dal telefono di Matteo Lombardi detto “Lombardone” a quello di Tarantino. “Lombardone”, imparentato con i Li Bergolis, fu condannato a 14 anni per l’omicidio di Michele Santoro detto “Mangiafave”, un fatto di cronaca ammesso dallo stesso montanaro nell’ormai nota intercettazione di Orti Frenti, quando i Romito, d’accordo con i carabinieri, piazzarono cimici nella masseria incastrando gli ex alleati montanari. “Lo chiamavo per le mucche”, si è difeso “Lombardone” intervistato pochi anni fa da Daniele Piervincenzi nella trasmissione di “Sky”, “Mappe Criminali”.
“Sono stato da lui una volta – ha ricordato il barbiere parlando di Tarantino -. È vicino al gruppo di Miucci. Sono andato da lui nell’estate 2023 con Lorenzo Scarabino (cognato di Miucci, ndr). Siamo stati da lui per parlare di un possibile agguato in danno di Marco Piemontese che con il gruppo Pesante non rispettava l’accordo stipulato”. Secondo il collaboratore di giustizia, i fratelli Pesante sarebbero “amici di vecchia data di Miucci” e a loro sarebbe stato proposto di tornare a fare di nuovo affari insieme occupandosi dei traffici di droga sulla piazza di Vieste.
Infine, un dettaglio su Marino Ciccone, nome storico della criminalità foggiana: “È stato detenuto diversi anni per la strage del Bacardi. Il soggetto è anche stato picchiato da Tommaso Tomaiuolo e Michele Vairo, colpevole di non prendere la droga da loro”.













