“Uomo vero dal cuore rossonero, sei uno di noi”, lo striscione degli Ultras. È stata una grande festa la giornata tributata all’ex mister del Foggia Calcio Roberto De Zerbi, oggi allenatore di successo apprezzatissimo a Marsiglia in Francia. Tutto è cominciato nella sala consiliare a Palazzo di Città, dove a De Zerbi è stata consegnata la cittadinanza onoraria. Poi si è proseguito al Croci Nord, il campo nuovo di zecca del Candelaro che dovrebbe essere aperto a breve, dopo l’assegnazione.
L’idea della cittadinanza onoraria è nata dallo spirito calcistico del presidente della Commissione Cultura e Sport, il dottor Italo Pontone, in seguito alle toccanti parole dell’allenatore in una conferenza stampa francese dedicate alle giovani vittime stradali della trasferta Potenza-Foggia.
“Un segno non solo sportivo, ma soprattutto umano. Roberto De Zerbi ha sempre parlato bene della nostra città, che ha una grande accoglienza”, ha detto l’assessore comunale allo Sport Mimmo Di Molfetta.
Classe 1979, Roberto De Zerbi festeggerà i suoi 46 anni il prossimo 6 giugno. Arrivò a Foggia come giocatore nel 2001 e fu subito amato per le sue tantissime presenze e i suoi goal, per il suo innato carisma da guerriero. Nel 2014 nella stagione dei fratelli Sannella la società, come si disse allora, vide “la tigre nei suoi occhi”. Fu l’avvocato Fabio Verile, allora presidente, come ha ricordato sul palco organizzato allo stadio Zaccheria, ad ingaggiarlo in un’area di servizio a poco più di 2mila euro al mese.
La sua fu una panchina entusiasmante per il popolo rossonero, la B non arrivò per un soffio. La partita col Pisa di Ringhio Gattuso resta scolpita nella memoria di ogni tifoso.
“È una felicità che vogliamo condividere con tutti i tifosi. Un saluto anche lassù a quegli angeli che sono con noi. Premiamo non solo lo sportivo, ma anche le qualità dell’uomo. Il suo è un attaccamento che non coincide con gli anni sportivi, ma va ben oltre. Ne riconosciamo i suoi meriti sportivi, umani e civici. È uno di noi, adesso è anche foggiano, non solo bresciano. È uno di noi”, ha commentato la sindaca Maria Aida Episcopo.
Tanti i saluti, sul palco anche Matteo, il giovane superstite dell’incidente di Potenza. E Niko Forza Basta, lo youtuber dalla corsia.
De Zerbi ha definito sciocchezze le voci di un suo possibile arrivo sulla panchina dell’Inter. “Sto bene a Marsiglia, è una città piena di passione, è una piazza più grande ma ha tante cose in comune con Foggia, ci sto bene, non ho grilli per la testa, sto preparando già la prossima stagione”.
Forte l’affetto degli Ultras. “Ci hanno identificato come delinquenti, ma noi siamo Ultras, tu ci hai conosciuto come uomini e Ultras. Noi siamo qui per salutare non Roberto De Zerbi allenatore, ma De Zerbi uomo. Non dimenticheremo mai il tuo attaccamento alla maglia. Mai. Noi non veniamo capiti, c’è stata la perdita di quattro ragazzi in trasferta. Gente come te in questo calcio non ce n’è più. Noi siamo Ultras, non delinquenti”.
“Mi sento di essere tornato a casa, questo è il mio stadio. Tutto questo affetto non me lo aspettavo – è stato il saluto commosso di De Zerbi -. Di Foggia ho sempre parlato bene perché ho sempre cercato di ridare quello che Foggia ha dato a me. Di ricordi ne ho tantissimi perché ho vissuto tanti anni qui, la cosa più bella sono i rapporti che si lasciano, le relazioni, le amicizie, quelle non finiscono. Sono molto emozionato ed orgoglioso di questo riconoscimento, che mi mette anche un po’ a disagio perché non penso neanche di meritare, essendo solo uomo di calcio. Foggia è stata l’inizio, è stato l’inizio da calciatore, l’inizio da allenatore e ho un senso grande di riconoscenza, non sarei stato quello che sono se non fossi partito da Foggia. C’è stata una connessione immediata con questa città, io che ho girato l’Europa posso dire che Foggia è speciale, se la capisci te ne innamori, se non la capisci non la puoi neanche intuire e non puoi capire quello che poi succede. Con Foggia c’è qualcosa di magico dissi nel campo, e a distanza di nove anni nonostante non lavori più qui è rimasta quella magia.
Ho sempre ragionato che nel calcio si debba andare oltre il risultato, io vivo non per vincere una partita in più, ma vivo per le amicizie che lascio in un posto, per come vengo ricordato in un posto, per ritornare a testa alta in un posto. Ho sempre dato tutto in maniera onesta laddove sono stato. Porto il nome di mio padre dietro la schiena e voglio portarlo con onore sempre”.











