Il bullismo non basta a spiegare lo stato di degrado nell’anima che vivono i nostri ragazzi. Il caso Ferrazzano, balzato alle cronache nel 2021, rivela oggi che la vicenda è finita a processo, un sottobosco delinquenziale sia pure “ereditario”, ma di una crudeltà e violenza introvabili in analoghi episodi del passato in cui venivano coinvolti pure dei giovanissimi. I dubbi sollevati fin da subito dall’omicidio-suicidio di Marco Ferrazzano il 22 gennaio 2021, vengono purtroppo confermati dalle deposizioni in aula durante il processo che si celebra in questi giorni al tribunale di Foggia.
Marco Ferrazzano decise di farla finita gettandosi sotto un treno, spinto dalla disperazione per le angherie continuamente subite da una banda di delinquenti. Era un ragazzo fragile Marco, finì nella rete del branco come si finisce regolarmente nel mirino dei vigliacchi di quartiere quando ci si dimostra un po’ più sensibili. L’anedottica di quanti siamo stati ragazzi è piena di storie così. Loro, i cosiddetti bulli, con spaventosa crudeltà avevano fatto del 29enne foggiano il loro passatempo preferito.
Non è un caso limite. I giovani foggiani negli ultimi anni sono sempre più al centro di fatti di cronaca, lo rivela il sostituto procuratore Rosa Pensa in esclusiva a l’Immediato: “Negli ultimi 15-20 anni l’età media delle persone coinvolte in notizie di reato in questo territorio si è di molto abbassata. Non so se il dato possa essere configurato come un problema di emergenza sociale, in parte forse già lo è. Ma è raccapricciante notare come il coinvolgimento di giovani e di giovanissimi in questo tipo di dinamiche delinquenziali sia diventato quasi una costante”.
“Lo legavano a un palo, lo obbligavano a fare le capriole”, ha detto di Marco Ferrazzano un testimone di quei momenti durante il processo in corso al tribunale di Foggia. I giudici si sono riservati di verificare la fondatezza di quelle dichiarazioni, ma che Marco fosse diventato il bersaglio sistematico di almeno cinque suoi coetanei, alcuni dei quali anche molto più giovani, era già noto alle cronache quando emerse il dramma di questo ragazzo che per sfuggire alle sevizie dei suoi aguzzini decise di farla finita.
Sembra quasi che l’anagrafe rappresenti un’oasi di impunità nelle batterie di certa mala giovanile, il segnale fu lanciato dalle rapine in serie in diversi supermercati foggiani, qualche anno fa, messe a segno da bande di quattordicenni che all’ora di chiusura spaventavano clienti e dipendenti armi in pugno. Un fenomeno subito controllato e represso dalle forze dell’ordine, ma non adeguatamente attenzionato dalle agenzie educative del territorio che tendono a sottovalutare il fenomeno a cominciare dalla scuola sempre più impotente di fronte a scene di bullismo fin all’interno delle aule.
Eppure i casi drammatici cominciano a essere troppi per non accorgersene. Oggi va di “moda” l’insulto gratuito dei passanti, come gli episodi che i residenti continuano a denunciare in questi giorni nei pressi del Parco della Pantanella, a Foggia, luogo dal quale è diventato difficile passare la sera. Erano giovani, anzi giovanissimi, gli aggressori che ferirono a morte Francesco Traiano, il commerciante del bar-tabacchi “Gocce di caffè”, colpito con un coltello infilzato sul volto da un minorenne (all’epoca dei fatti) il 17 settembre 2020. Vicenda che s’incrocia con l’omicidio-suicidio di Marco Ferrazzano, tenuto conto che due dei presunti bulli sono stati condannati fino a 27 anni di carcere per l’omicidio di Traiano.
“Siamo in presenza di una deriva ormai evidente – annota il pubblico ministero Rosa Pensa – a volte certi episodi vengono ignorati o sottaciuti per paura, pigrizia o altro. Bisognerebbe invece evidenziare certi aspetti del problema perchè il malaffare si combatte fin da ragazzini e certi atteggiamenti forse nascono perchè i giovani, privi di punti di riferimento, non conoscono altro tipo di comportamento”.










