La Puglia dovrà ridurre il numero dei consiglieri regionali da 50 a 40, come conseguenza della diminuzione della popolazione residente. Lo impone una norma nazionale varata dal governo Monti nel 2011, ma mai recepita formalmente dalla Regione. Per adeguarsi, il Consiglio dovrà modificare non solo la legge elettorale, ma anche lo Statuto e il regolamento interno. Tre passaggi delicatissimi che richiedono tempi lunghi e maggioranze politiche solide.
Il problema è che oggi la giunta Emiliano non dispone né dell’uno né dell’altro. È diventata di fatto un governo di minoranza e non ha i voti necessari per portare a termine una riforma che, per lo Statuto, richiede due letture a maggioranza assoluta con almeno due mesi di distanza.
La legge elettorale pugliese è troppo rigida
L’attuale legge elettorale, varata nel 2005 e aggiornata nel 2013, prevede esplicitamente 50 seggi. Non è possibile applicarla semplicemente in forma ridotta: il meccanismo dei premi di maggioranza, infatti, è in cifra fissa e non percentuale. Per questo sarà necessario scrivere una nuova legge elettorale ad hoc, calibrata sui 40 seggi.
Se il Consiglio non riuscirà a farlo in tempo, sarà la Corte d’Appello di Bari, che funge da commissione elettorale centrale, a decidere quale normativa applicare. In quel caso, si potrebbe tornare al cosiddetto “Tatarellum”, il sistema nazionale misto proporzionale-maggioritario con premi variabili. Chi vince ottiene almeno 22 seggi, ma se supera il 60% dei voti rischia di perderne, perché il premio si azzera. Una contraddizione che rende tutto ancora più complicato.
Tutto da rifare: anche giunta e commissioni
Il taglio del Consiglio comporterà automaticamente anche la riduzione della giunta regionale, che passerà da 10 a 8 assessori, con un massimo di due esterni. Significa che almeno sei consiglieri della maggioranza dovranno entrare in giunta, riducendo ancora di più il margine di governabilità in aula. In queste condizioni, anche l’approvazione delle leggi ordinarie sarà un percorso a ostacoli.
Il problema si riflette anche sull’organizzazione interna del Consiglio. Oggi esistono sette commissioni permanenti, ciascuna composta da 12 membri e due vicepresidenti. Una struttura che non potrà essere replicata con un’aula composta da soli 40 consiglieri. Sarà inevitabile ridurre il numero delle commissioni, dei commissari o entrambi. E anche le vicepresidenze andranno ridiscusse, con ripercussioni concrete sul funzionamento dell’assemblea.
Una corsa contro il tempo, tra speranze e incertezze
Tutto questo dovrebbe essere risolto entro il 20 settembre, fine naturale della legislatura. Ma nessuno oggi è in grado di garantire che le modifiche necessarie possano essere approvate in tempo. La speranza è tutta riposta nel governo nazionale, che ha promesso un intervento normativo ad hoc. Ma se non dovesse arrivare, la Puglia rischia di arrivare al voto senza un quadro normativo chiaro.
Come sottolinea la Gazzetta del Mezzogiorno, le conseguenze saranno immediate anche sul piano politico: sarà molto più difficile essere eletti, soprattutto nelle province più piccole come Brindisi e la Bat, dove il taglio dei seggi renderà quasi impossibile superare le soglie di sbarramento, che nel Tatarellum sono al 5%, contro il 4% della legge pugliese.
Unico dato positivo: il risparmio
L’unico elemento favorevole, in mezzo a questo caos, riguarda i conti pubblici. Dieci consiglieri in meno significano un risparmio annuo di circa 1,9 milioni di euro tra stipendi e indennità, più altri 540mila euro legati ai portaborse. Per un totale di 12 milioni risparmiati nel corso di una legislatura. Una cifra che, però, rischia di essere assorbita dalle spese necessarie a tamponare un’emergenza normativa creata dalla politica stessa.










