“Quando la denuncia cade nel vuoto: lo Stato dimentica chi ha coraggio. Il caso del Consorzio di Bonifica si chiude senza colpevoli, con tutto archiviato per prescrizione. Dopo anni di segnalazioni e lotte contro l’assenteismo, il risultato è il più amaro possibile: nessuna responsabilità accertata, nessuna conseguenza per chi ha sbagliato”. Lo afferma il dirigente sindacale Sifus Michele Angelo Ciavarella.
“Chi ha avuto il coraggio di parlare, come Matteo Ciavarella (padre di Michele, ndr), oggi si trova solo, deluso, tradito da un sistema che avrebbe dovuto proteggerlo. È l’immagine di uno Stato che chiede ai cittadini di essere onesti, ma che poi li lascia esposti e indifesi quando decidono di fare la cosa giusta. Questo epilogo manda un segnale pericoloso: denunciare non solo è inutile, ma può trasformarsi in un percorso di isolamento e frustrazione. La lentezza della giustizia e l’inefficacia delle tutele per chi segnala un illecito alimentano una cultura del silenzio e della rassegnazione.
Chi osserva questi fatti inizia a dubitare: ‘Vale davvero la pena esporsi? Perché rischiare, se poi tutto viene dimenticato?’. Quando lo Stato non è in grado di difendere chi ha scelto la strada della legalità, il senso stesso della giustizia vacilla. E mentre i responsabili restano impuniti, a pagare sono coloro che hanno avuto il coraggio di non voltarsi dall’altra parte. Così, giorno dopo giorno, cresce la convinzione che in Italia a parlare ci si rimette. E che il silenzio, spesso – conclude Ciavarella -, è l’unica vera protezione”.










