Da un piccolo centro del Tavoliere alle vette del mondo istituzionale ed economico italiano. È la storia di Marcella Caradonna, originaria di Stornara, in provincia di Foggia, oggi figura di spicco nel panorama nazionale grazie a una carriera brillante costruita tra rigore professionale e autenticità. A raccontarla è la Gazzetta del Mezzogiorno, che ne ha tracciato il profilo mettendo in luce la doppia anima di una donna capace di coniugare l’impegno ad altissimi livelli con l’amore per le sue radici pugliesi.
Una carriera tra economia, università e cultura
Professore a contratto all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili della città, sindaco effettivo di Eni, componente del Collegio dei Revisori della SIAE e del Museo Nazionale dell’Arte Digitale, Caradonna incarna il modello di una leadership femminile competente e radicata. È anche attiva nell’Organismo di Vigilanza di UNI, l’Ente Italiano di Normazione. Un percorso che, come sottolinea lei stessa, ha intrecciato fin da subito la dimensione professionale con l’impegno negli organismi di categoria.
Eppure, nonostante il successo, lo sguardo di Marcella resta puntato sulla Puglia. “Le tradizioni della mia terra – spiega – sono parte di me e continuo a trasmetterle ai miei figli. Natale, Pasqua, l’impostazione familiare: tutto è rimasto intatto. È lì che trovo il senso di continuità”.
Tradizioni, Sud e visione per il futuro
La sua visione si estende anche alle dinamiche economiche del Mezzogiorno: “La Puglia ha ottime realtà imprenditoriali, ma dovrebbe aprirsi di più ai cambiamenti. Serve più coraggio per innovare e integrarsi con i mercati globali”. Non mancano le critiche costruttive: carenza di infrastrutture, lentezze amministrative e scarsa valorizzazione dei talenti locali. Secondo Caradonna, la chiave per colmare il divario Nord-Sud sta nella connessione tra chi è rimasto e chi vive fuori, creando sinergie che rafforzino il territorio.
Un aneddoto raccontato nell’intervista rivela il suo stile: “Durante una cena istituzionale, ho lasciato da parte le formalità e cucinato aglio, olio e peperoncino con prodotti pugliesi. Abbiamo parlato fino a notte fonda. Lì sono nate relazioni vere”. Un gesto semplice, che racconta molto della sua capacità di fare rete attraverso autenticità e cultura.
Pugliesi a Milano, una rete che fa la differenza
In Lombardia vivono oltre 300.000 pugliesi. “Ci riconosciamo subito, c’è un DNA comune”, racconta Marcella con orgoglio. Un senso di appartenenza che diventa forza collettiva, rete di supporto e opportunità. “Non parlerei di fuga di cervelli – chiarisce –. Milano è attrattiva perché offre opportunità, ma siamo parte di un unico Paese. Bisogna investire di più nel Sud per trattenere i giovani, senza dividerci”.
Infine, un messaggio rivolto anche alle istituzioni: “La Puglia ha tutto per essere conosciuta nel mondo. Bisogna investire su innovazione, sostenibilità e sinergie. Solo così potremo costruire un futuro condiviso, dove il successo di uno è il successo di tutti”.













