Il caro vita inizia già a colazione. I cittadini pugliesi, ogni mattina, si svegliano con un conto sempre più salato per i prodotti base della tavola: latte, burro e caffè. A lanciare l’allarme è Coldiretti Puglia, che in occasione della Giornata nazionale del caffè espresso italiano ha diffuso i dati aggiornati dell’Osservatorio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), mettendo nero su bianco gli aumenti che hanno colpito la spesa alimentare quotidiana.
A Bari, città simbolo della regione, il prezzo del caffè tostato è cresciuto del 46% rispetto al 2022. Ma non è l’unico dato preoccupante: il latte intero è aumentato del 26%, il latte scremato del 47% e il burro ha toccato un +57%. Secondo Coldiretti, l’impennata dei prezzi è dovuta a un mix tra tensioni internazionali, speculazioni e aumento dei costi di produzione, che spingono i consumatori verso canali di acquisto a basso costo, anche a discapito della qualità.
Le famiglie, sempre più sotto pressione, adottano nuove strategie per contenere la spesa: si tagliano le quantità, si fa attenzione agli sprechi, si ritorna alla lista della spesa, alla doggy bag al ristorante e persino alla gavetta in ufficio. Aumentano anche gli orti sul balcone, simbolo di un ritorno all’autoproduzione come risposta alla crisi.
Ma lo scenario è critico anche per chi produce. Gli allevatori pugliesi si trovano in emergenza per via della siccità, che ha azzerato la produzione di foraggio, e della drastica riduzione della produzione di mais, dimezzata in vent’anni. Le importazioni e i rincari di gasolio agricolo (+22% rispetto al pre-guerra in Ucraina) aggravano ulteriormente la situazione.
Un segnale positivo arriva però dal governo: il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al Decreto legislativo di riforma delle accise, mantenendo l’attuale regime per il carburante agricolo. Una misura che Coldiretti accoglie con favore: secondo l’organizzazione, è un passo concreto per sostenere gli agricoltori e contenere nuovi aumenti sui beni alimentari, salvaguardando gli approvvigionamenti e il potere d’acquisto delle famiglie.
L’emergenza è reale e il rischio è che, senza un intervento strutturale, il “caro colazione” diventi solo il primo capitolo di una crisi ben più profonda.













