Potrebbe essere il capitolo finale della Primavera pugliese, il movimento politico che ha segnato gli ultimi vent’anni della regione. Da un lato Michele Emiliano, che ne fu il primo interprete quando nel 2004 attraversava un campo incolto del quartiere San Paolo di Bari per lanciare la sua candidatura a sindaco. Dall’altro Nichi Vendola, che la trasformò in un esperimento politico nazionale, seducendo la sinistra con la sua retorica immaginifica e il suo orecchino iconico. Due visioni opposte, ma entrambe vincenti, che oggi potrebbero tornare a incrociarsi nel dibattito sulla Puglia che verrà.
Secondo quanto rivelato da Repubblica Bari, i rossoverdi di Alleanza Verdi Sinistra spingono per una candidatura di Vendola al consiglio regionale. L’ex presidente, però, frena: “A caldo rispondo seccamente no”, afferma, pur lasciando aperto uno spiraglio. “Io ho una cultura di partito, non voglio sottrarmi al confronto. Li incontrerò, ma dicendo che sono nettamente contrario”. Nel frattempo, è impegnato in un’altra battaglia: il 14 marzo uscirà il suo nuovo libro Il Sacro Queer, un testo poetico e politico che si inserisce nel dibattito sulla comunità Lgbt e sul Giubileo negato.
La sfida politica tra Vendola ed Emiliano
Ma in Puglia la battaglia è molto più prosaica e politica. Vendola non si sottrae al confronto con Emiliano, ma rifiuta lo “scontro muscolare”: “Il problema non è tanto Emiliano, ma qualche ruota intorno”. Il riferimento è al sistema di clientele e trasformismo che, a suo dire, ha condizionato l’ultimo decennio di governo regionale. Ma l’ex governatore non vuole solo denunciare, bensì lanciare una sfida programmatica: “Bisogna parlare della Puglia che immaginiamo nel 2050, dei problemi della crisi idrica, dell’ambiente, delle prospettive dell’industria e dell’innovazione”.
Per Vendola, il programma deve essere il vero centro del dibattito. “È proprio in quel momento che si costruiscono le relazioni con i saperi e con i soggetti portatori di valori, di interessi, di cambiamento”, sottolinea, con un’affermazione che sembra voler distinguere il suo approccio da quello di Emiliano, spesso accusato di decisionismo.
Decaro attende il via libera: il nodo delle dimissioni dei sindaci
Il dibattito si accende mentre il centrosinistra è in attesa della candidatura ufficiale di Antonio Decaro, che ancora non ha sciolto le riserve. Ma la situazione è complicata dalla recente impugnazione, da parte del governo, della legge regionale che imponeva ai sindaci di dimettersi sei mesi prima delle elezioni. Decaro non ha nascosto il suo disappunto: “Io ho chiesto di cambiare quella norma”, ha dichiarato.
Il sindaco di Bari, Vito Leccese, ha preso posizione con forza, definendo la norma una “porcata” e rilanciando la proposta di sostituire l’incandidabilità con l’incompatibilità. Nella chat dei primi cittadini, ha spinto affinché il consiglio regionale intervenga: “Così è previsto nelle altre Regioni e così era anche in Puglia. L’incandidabilità fu inserita nel 2005 in un contesto politico con maggioranze diverse ma animate dallo stesso principio antidemocratico di autoconservazione e autoreferenzialità che continua a pervadere l’assise regionale”.
Una campagna elettorale già iniziata
Sebbene Decaro non sia ancora ufficialmente in corsa, il dibattito politico è già acceso. La sua candidatura è data per scontata, ma il clima interno al centrosinistra è tutt’altro che pacifico. Tra il peso politico di Emiliano, l’influenza di Vendola e le pressioni dei partiti, la corsa per la guida della Regione Puglia si preannuncia come una delle più combattute degli ultimi anni.













