La Puglia si conferma tra le 13 Regioni italiane che rispettano gli standard essenziali di cura, raggiungendo la soglia minima di 60 punti in tutte e tre le macroaree dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea). Tuttavia, il rapporto del Ministero della Salute evidenzia un quadro con molte ombre: se da un lato il sistema ospedaliero pugliese ottiene un punteggio di 84,6, dall’altro emergono forti carenze nella prevenzione (73,6) e nell’assistenza territoriale (69,3).
Il report conferma il divario tra Nord e Sud nel sistema sanitario italiano. Se Veneto, Toscana, Trento ed Emilia-Romagna si posizionano ai vertici con risultati eccellenti, altre otto Regioni rimangono sotto la soglia in almeno una delle tre aree valutate.
La Puglia e le criticità dell’assistenza territoriale
La sanità pugliese mostra segnali positivi nella gestione ospedaliera, ma l’efficacia delle cure sul territorio continua a essere un punto debole. La Regione ha un punteggio di 69,3 nell’area distrettuale, che include servizi come medicina di base, assistenza domiciliare, cure palliative e servizi sociosanitari. Questi numeri indicano difficoltà nel garantire un accesso capillare alle cure fuori dagli ospedali, nonostante le risorse stanziate dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) e dal DM 77/22, che punta a potenziare le Case di Comunità, gli Ospedali di Comunità e le Centrali Operative Territoriali.
Anche la prevenzione, con un punteggio di 73,6, presenta margini di miglioramento, specie nelle coperture vaccinali e negli screening oncologici, che rimangono inferiori alla media nazionale.
La reazione di Fontana: “Dati discutibili sulla Lombardia”
Un altro dato rilevante del rapporto riguarda la retrocessione della Lombardia, che scende al quinto posto dopo anni di leadership. Il presidente della Regione, Attilio Fontana, ha espresso dubbi sulla metodologia utilizzata, affermando che “i criteri non riflettono pienamente la qualità del servizio sanitario lombardo”. Fontana ha sottolineato come la Regione continui a registrare i livelli più alti di mobilità sanitaria attiva, con pazienti da tutta Italia che scelgono gli ospedali lombardi per curarsi.
Un’Italia a due velocità
Il monitoraggio dei Lea conferma che la sanità italiana procede ancora a più velocità. Le Regioni del Nord dominano la classifica con punteggi superiori a 90 punti nelle tre macroaree, mentre il Sud fatica a garantire cure uniformi, con Calabria, Sicilia, Abruzzo e Valle d’Aosta in fondo alla graduatoria.
La Puglia si posiziona a metà classifica, dimostrando di poter mantenere gli standard minimi ma evidenziando criticità che richiedono interventi concreti. Il miglioramento dell’assistenza territoriale e della prevenzione rappresenta la vera sfida per il futuro, soprattutto in un contesto in cui la sanità pubblica deve fronteggiare il crescente peso della mobilità sanitaria passiva e delle liste d’attesa












