Un confronto dai toni accesi sulla Riforma costituzionale della giustizia si è consumato negli studi di TeleBari, durante il Tb Talk condotto dalla giornalista Alessandra Bucci. Protagonisti dello scontro il viceministro alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto, e il procuratore della Repubblica di Bari, Roberto Rossi. Il nodo del dibattito è stata la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, una delle modifiche più discusse della Riforma in esame in Parlamento.
Il caso Falcone: “Una bugia grande quanto una casa”
A infiammare il confronto è stata la lettura, da parte di Sisto, di un elenco di figure storiche che, secondo il viceministro, sarebbero stati fautori della separazione delle carriere, tra cui Matteotti, Bissolati, Turati, Calamandrei, Terracini e Chiaromonte. A chiudere la lista, Sisto ha citato Giovanni Falcone, facendo riferimento a un’intervista rilasciata dal magistrato a Mario Piraino il 3 ottobre 1991, in cui il giudice avrebbe sostenuto la necessità di distinguere nettamente i ruoli di giudice e pm.
Immediata e dura la replica di Rossi, che ha interrotto Sisto con parole forti: “Questa è una bugia grande quanto una casa, che offende una persona che è morta per questo Paese. L’intervista dice ben altro”. Il viceministro ha mostrato il documento, ma il procuratore ha ribadito con fermezza che Falcone non aveva mai auspicato la separazione delle carriere nei termini oggi proposti dal governo.
L’indipendenza dei pubblici ministeri e l’accusa di propaganda
Il confronto si è fatto altrettanto acceso sul tema dell’autonomia dei pm. Rossi ha ricordato che la Camera ha bocciato un emendamento dell’opposizione che chiedeva di inserire uno Statuto di indipendenza per i pubblici ministeri, mentre Sisto ha minimizzato la questione: “Quell’emendamento era una provocazione, l’autonomia e l’indipendenza sono già garantite dall’articolo 104 della Costituzione, che non sarà toccato”.
A prendere posizione contro la Riforma è stato anche Giovanni Zaccaro, segretario nazionale di Area, che ha definito il provvedimento “solo propaganda di chi vuole costringere i cittadini a schierarsi da una parte o dall’altra”. Secondo il magistrato barese, attualmente in servizio a Roma, la Riforma non risolve i problemi concreti della giustizia e non si basa su dati reali. “Oggi in Italia su dieci processi, 4,8 si concludono con assoluzioni”, ha ricordato Zaccaro, a dimostrazione – secondo lui – del fatto che i giudici siano già liberi e garantisti, senza bisogno di separare le carriere.
Montaruli: “Non è una riforma sulla giustizia, ma sui giudici”
A smontare l’utilità della Riforma ci ha pensato anche Valeria Montaruli, presidente del Tribunale dei Minori di Bari, che ha ribadito come il provvedimento “non miri a incidere sulla reale funzionalità della giustizia, ma sia una riforma sui giudici”.
“Di recente ci sono state riforme positive, come quella che ha portato al reclutamento dei funzionari dell’ufficio del processo, che hanno contribuito a ridurre i tempi della giustizia. Ora servirebbero altre misure: coperture degli organici, digitalizzazione, risorse”, ha spiegato Montaruli, sottolineando che le vere urgenze del sistema giustizia non sono quelle affrontate dalla Riforma costituzionale in discussione.
Un dibattito che lascia aperti molti interrogativi
Lo scontro tra Sisto e Rossi ha messo in luce le forti tensioni attorno alla Riforma della giustizia, che continua a dividere non solo il mondo politico, ma anche quello giudiziario. La questione della separazione delle carriere e dell’indipendenza dei pubblici ministeri resta al centro del dibattito, mentre il timore di una giustizia meno autonoma e più condizionabile politicamente alimenta le critiche della magistratura.
L’intervista a Falcone, citata da Sisto, è diventata l’epicentro della polemica, evidenziando quanto il dibattito sulla giustizia italiana sia ancora lontano dal trovare un punto di incontro.













