Per il processo sulla morte di Donato Monopoli non c’è ancora la parola fine. Nelle scorse ore la Cassazione ha rinviato gli atti alla Corte d’Assise di Appello di Bari per la celebrazione di un nuovo giudizio sulla responsabilità degli imputati. Si attendono le motivazioni della sentenza per comprendere precisamente le ragioni dell’annullamento.
Il giovane cerignolano morì all’età di 26 anni dopo 7 mesi di coma a Casa Sollievo della Sofferenza. Monopoli venne aggredito e picchiato nella discoteca “Le stelle” di Foggia ad inizio ottobre 2018 per poi spegnersi dopo una lunga lotta in ospedale.
Oggi la Suprema Corte, quinta sezione penale, ha ordinato un nuovo appello annullando di fatto le condanne rispettivamente a 10 e 7 anni di reclusione per i foggiani Francesco Stallone e Michele Verderosa, coetanei della vittima.
In appello a Bari, secondo grado di giudizio, il pg chiese e ottenne di derubricare il reato da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale con riduzione delle pene. In primo grado, invece, gli imputati furono condannati, dal Tribunale di Foggia, a 15 anni e 6 mesi (Stallone) e a 11 anni e 4 mesi (Verderosa) per omicidio volontario.
Così l’avvocato difensore di Stallone, Paolo D’Ambrosio (Verderosa è difeso dalla legale Maria Morelli): “Per ora – riferisce D’Ambrosio – si può dire che il ricorso nell’interesse dello Stallone, assistito dal sottoscritto e dall’avvocato Franco Coppi, investiva sia il profilo della prova del nesso di causalità, sia quello della interruzione di tale nesso a causa delle sopravvenute carenze nell’iter diagnostico e terapeutico posto in essere dai sanitari del reparto di neurochirurgia dell’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo”.









