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Home - Morte Donato Monopoli, per gli avvocati degli imputati ci fu una “grave omissione dei medici”

Morte Donato Monopoli, per gli avvocati degli imputati ci fu una “grave omissione dei medici”

Il commento dopo la decisione della Cassazione di rinviare gli atti a Bari per un nuovo processo d'appello

Di Redazione
15 Febbraio 2025
in Cronaca, Foggia
Donato Monopoli

Donato Monopoli

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La Corte di Cassazione ha annullato – come anticipato ieri da l’Immediato – le condanne a 10 e 7 anni inflitte in appello ai foggiani Francesco Stallone e Michele Verderosa, accusati della morte di Donato Monopoli, il 26enne deceduto dopo un’emorragia cerebrale seguita a una lite avvenuta in discoteca nel 2018. La decisione impone un nuovo processo di secondo grado, in cui dovrà essere nuovamente valutato il nesso di causalità tra il colpo subito dalla vittima e il decesso avvenuto sette mesi dopo in ospedale.

Paolo D’Ambrosio, legale di Stallone insieme all’avvocato Franco Coppi, ha sottolineato come già nella fase delle indagini preliminari fosse emerso che la rottura dell’aneurisma che portò all’emorragia cerebrale potesse essere avvenuta spontaneamente e non come conseguenza del colpo ricevuto.

Secondo la tesi difensiva, Monopoli si era inizialmente ripreso dal primo episodio emorragico grazie alla chiusura naturale dell’aneurisma. Tuttavia, la mancata diagnosi da parte dei medici, che non avrebbero eseguito esami approfonditi, avrebbe impedito un intervento tempestivo, portando alla successiva e fatale rottura del vaso sanguigno. “In quel momento i medici sarebbero dovuti intervenire per chiudere definitivamente l’aneurisma mentre non lo fecero ignorandone l’esistenza perché non fecero nessun approfondimento radiologico. Questa grave omissione dei medici fu la causa – a detta del legale – di una seconda rottura dell’aneurisma e quindi di una seconda emorragia cerebrale che fu la vera causa della morte del Monopoli, poiché ne provocò a quel punto il coma irreversibile”.

“Questi argomenti – ha dichiarato ancora l’avvocato D’Ambrosio – sono stati evidentemente riconosciuti come fondati dalla Cassazione, che ha avuto il coraggio di fare chiarezza in una vicenda complessa dopo due gradi di giudizio in cui le nostre ragioni, pur suffragate da perizie mediche, non erano state accolte”.

Anche Michele Verderosa, difeso dall’avvocata Maria Morelli, vede dunque riaprirsi il processo, con la necessità di una nuova valutazione sulla dinamica che ha portato alla morte di Monopoli. La difesa di entrambi gli imputati attende ora di leggere le motivazioni della sentenza della Suprema Corte per comprendere nel dettaglio i punti su cui si fonderà il nuovo giudizio d’appello.

Sulla pagina “Giustizia per Donato” hanno commentato: “La vicenda giudiziaria non ha ancora avuto fine. Il processo si rifarà a Bari, non conosciamo le motivazioni, un calvario senza fine”.

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