Il tema delle aggressioni in ospedale a danno di medici e operatori sanitari è stata al centro dell’audizione in commissione regionale sanità – richiesta dal consigliere di Azione Sergio Clemente – all’indomani della grave aggressione del 5 settembre al Riuniti di Foggia, da parte dei familiari di una ragazza di 23 anni deceduta durante un intervento chirurgico.
“Solo uno, per quanto mediaticamente clamoroso, dei molteplici episodi che si verificano non solo nel Foggiano ma in tutta la Puglia e in tuta Italia” ha detto Clemente, auspicando, con il confronto con gli operatori intervenuti, l’individuazione di soluzioni e chiedendo alla giunta regionale come si stia muovendo per far fronte a tale emergenza.
Sono intervenuti, per il Policlinico Riuniti di Foggia il direttore sanitario Leonardo Miscio, Gilda Cinnella, primario di Anestesia e rianimazione dell’ospedale e Paola Caporaletti, primario del Pronto Soccorso.
“L’ospedale Riunti sta facendo tutto il possibile per adeguarsi alla raccomandazione 8 del ministero della salute per prevenire gli atti di violenza a danno degli operatori sanitari e alle indicazioni della regione per far fronte ai fenomeni ripetuti di aggressione e violenza”, ha argomentato Miscio, evidenziando tuttavia la enorme tensione creatasi tra i medici e gli operatori, che rischiano di non essere più nelle condizioni di anteporre la cura del paziente alla propria sicurezza: “Oggi operatore aggredito – ha detto – presenta sintomi da stress post-traumatico, quindi limita la loro capacità di operare”.
Secondo Caporaletti il fenomeno è certamente diffuso, ma alcune zone sono particolarmente a rischio: è fondamentale identificare situazioni di maggiore sofferenza, dovuti anche a vuoti di organico, come a Foggia e in altri Dea di 2 livello, penalizzati rispetto a Bari, che ha una concentrazione di medici molto più alta.
Cinnella ha proposto di arginare la carenza di personale prevedendo, nell’adeguamento del contratto, gettoni per il personale impegnato in attività aggiuntive quale strumento concreto per accrescere la disponibilità degli operatori. Ha poi proposto di riavviare la rete trauma, partita nel 2018 e poi arenatasi con l’emergenza covid.
Da Danny Sivo, intervenuto per il dipartimento Promozione della salute in qualità di coordinatore del Sistema regionale di gestione integrata della sicurezza sul lavoro (Sirgisl), sono stati forniti dati numerici sui casi di aggressione che non vengono registrati nelle statistiche statali: nello scorso anno secondo il Ministero in Puglia ci sono state solo 100 aggressioni, mentre – per fare un esempio, – in Emiia Romagna ce ne sono state 4600: “E’ chiaro che nessuno denuncia. Con l’università abbiamo fatto una flash survey e abbiamo registrato che il 36 per cento del personale sanitario dichiara di aver subito aggressioni, di vario genere. Ma quelle dei pronto soccorso non sono le più numerose. La maggior parte avviene all’interno delle strutture sanitarie: abusi, molestie, maltrattamenti”.
Per superare il problema Sivo ha tracciato come determinati la formazione e l’assistenza: nella Bat si è sperimentata l’introduzione nei pronto soccorso dell’infermiere di processo, una figura che ha il compito di accogliere e spiegare cosa sta succedendo, quale percorso stia seguendo il paziente, quali sono i tempi superando il vuoto informativo che attanaglia spesso i parenti in attesa.
Sotto l’aspetto dell’ordine pubblico, ha continuato Sivo, il presidente Michele Emiliano ha convocato un tavolo tra le Asl e le prefetture per avere un unico modello di unico modello di accordo tra i diversi soggetti, a partire dalla valutazione del rischio.









