Sta girando tra le chat degli attivisti e di tutti i simpatizzanti del MoVimento 5 Stelle. Il consigliere comunale Nicola Formica che nel consiglio comunale di ieri si è dichiarato indipendente non ci sta a subire e replica con fermezza.
Nella sua lunga lettera emergono tante incomprensioni col coordinatore Mario Furore e un conflitto strisciante e evidente con il collega Francesco Strippoli. Sui social anche l’ingegner Giovanni Quarato non è stato morbido con lui, appellandolo come “ramo secco”.
Ma ecco cosa dice Formica nel suo lungo resoconto, memoriale.
Carissimi, tutto avrei voluto fare eccetto congedarmi dal movimento, nondimeno mediante chat. Avrei preferito condividere de visu e alla presenza di ciascuno di voi questa sofferta decisione ma non è stato possibile. Infatti, nonostante le continue richieste di riunire il gruppo al completo (eletti ed iscritti), la maggioranza degli eletti e dei maggiorenti, non ha ritenuto opportuno il coinvolgimento della base. Mi sento in dovere, dunque, di rappresentare a tutti, prima che venga strumentalizzata la mia posizione, i reali motivi che mi hanno portato a congedarmi da un gruppo nel quale ho creduto e per il quale, per la prima volta nella mia vita, ho speso la faccia, non solo come elettore attivo ed accanito sostenitore dei nostri candidati territoriali ed europei, ma anche come candidato. Durante le prime consultazioni effettuate tra gli eletti al comune, il sottoscritto è stato l’unico dei cinque a mostrarsi disponibile ad accettare una nomina assessorile avendo idee ben chiare sull’apporto da profondere in Consiglio Comunale, accompagnato dal supporto qualificato di persone vicine al movimento 5S motivate quanto me a lavorare per garantire un futuro migliore alla città e ai suoi cittadini. Tuttavia alla riunione preliminare della coalizione di maggioranza, programmata due giorni prima del primo Consiglio comunale, da tenersi nella sede del PD (individuata solo per la capienza
e per garantire maggiore riservatezza), gli altri quattro consiglieri eletti nel Movimento hanno
intenzionalmente disertato la stessa, causandomi forte disagio in quanto unico presente dei cinque eletti insieme al coordinatore politico territoriale Furore e all’assessore regionale Rosa Barone. Un vero e proprio ammutinamento. La ragione? Per correttezza terrò per me le considerazioni personali, ma devo dire in tutta onestà che non ha giovato al senso di coesione e di appartenenza tanto ostentate dal Movimento in tutte le piattaforme. Senza contare che questa azione rischiava di mettere in bilico già dagli esordi la coalizione di maggioranza a sostegno della Sindaca. Il responsabile politico territoriale in quella occasione ha minacciato espulsioni e azioni politiche nei confronti dei quattro dissidenti, che tutti ben conoscete, non serve fare nomi.
Il giorno dopo 13 dicembre 2023 i quattro venivano accompagnati al Comune dalla Sindaca, non certo dal nostro responsabile politico territoriale del M5S ma tramite altri garanti che si sono prodigati di contattarli per evitare di andare a casa prima di cominciare. Nella stessa occasione, informati della cosa da un addetto stampa, Mario Furore e Rosa Barone, nonché i nostri parlamentari Giorgio Lo Vecchio e Marco Pellegrino hanno ritenuto, attraverso più telefonate, di suggerirmi in maniera insistente di recedere dall’accettare l’assessorato alle attività produttive, già dato per scontato dal mondo della stampa il tutto, secondo la loro visione, per il bene del M5S. Di fronte a tale situazione, seppur a malincuore, ho dovuto rinunciare alle succitate prospettive. Senza scendere nei particolari dell’accesa discussione avvenuta in Comune alla presenza della Sindaca, dei quattro consiglieri, di Mario Furore, Rosa Barone e dei capi di altri partiti, si è assistito alla rapida trattativa che ha portato, non senza tensione, la consigliera Lucia Aprile ad accettare l’assessorato all’ambiente e nondimeno il ruolo di vice sindaca. In quel momento mi sono convinto che, un
mio passo indietro, seppur doloroso, potesse essere il preludio di una ricomposizione del gruppo consiliare del M5S per una futura proficua azione nell’interesse esclusivo della città di Foggia. Sbagliato. Dopo la prima Consiliatura c’è stata una distribuzione di incarichi che non ha in alcun modo valorizzato le competenze professionali che avrei potuto mettere a disposizione del M5S. A conti fatti a Quarato veniva affidata la presidenza della commissione Ambiente, coadiuvato nella stessa da Strippoli, a Dal Maso, quale consigliere più suffragato, veniva giustamente affidato il ruolo di Capo Gruppo e per completare le caselle veniva attribuita a Quarato la delega alle attività abitative e a Strippoli la delega dei Parchi. A Formica cosa resta?
Accetta la delega alla sosta e parcheggi, pur consapevole delle grandi difficoltà da affrontare partendo dai 31 licenziamenti fatti dalla GPS e dal caos contrattuale su tariffe e stalli maggiorati. Nel frattempo, per le elezioni provinciali, si propone la candidatura di Mario Dal Maso che con i voti di tutti diventa il secondo candidato più suffragato e Mario Furore viene rieletto al Parlamento europeo, grazie anche al contributo di chi, come me, ha creduto in un progetto e nel conterraneo che lo portava avanti. Successivamente veniva data la possibilità alle coalizioni di maggioranza di esprimere la propria scelta sulle presidenze delle partecipate ATAF, AMGAS, AM SERVICE nonché due nominativi nel Cda per AMIU. Lo scrivente conoscendo da tempo le problematiche di Amgas ha insistito con il gruppo consiliare M5S per scegliere la presidenza di quest’ultima al fine di salvarla dallo stesso destino che toccò all’ex AMICA. Ipotesi più che reale, considerate le documentazioni in mio possesso quale membro della Commissione Bilancio, e portate in evidenza con apposite note, sia alla Sindaca che alla Commissione medesima. Nelle prime riunioni avute con i colleghi consiglieri e assessori nonché alla presenza del responsabile politico, sembrava fosse stata accettata a maggioranza questa mia richiesta, peraltro giustificata con dati alla mano. Senonché strada facendo sono state prese decisioni diametralmente opposte a colpi di riunioni del gruppo e di votazioni. La maggioranza, che prima si era espressa a favore di Amgas successivamente si è espressa a favore di AM SERVICE.
Immaginate il mio stupore dopo aver sentito le motivazioni: troppi problemi in Amgas (in realtà contenziosi a favore della partecipata e di recente risolti positivamente per la stessa), più facile gestione del contenitore AM SERVICE con un capitale sociale di ventimila euro rispetto a quello di SpA Amgas ammontante a venticinque milioni di euro con un patrimonio di quarantanove milioni di euro, nonché proprietaria di tutta la rete gas cittadina che porta, con braccia conserte, circa sei milioni di euro annui. Come aggravante aggiungiamoci una strumentalizzazione del mio interesse per Amgas da parte dei miei stessi colleghi in successive riunioni, come un fatto personale. Il motivo? La presenza di mio figlio in azienda come dipendente.
Ancora mi risulta ignoto il tornaconto personale nel proporre Amgas se non quello per la città di avere una migliore gestione della detta partecipata, grazie all’ausilio di una persona interna, bene informata sulle sue reali potenzialità e sulle criticità da superare. Non è forse lo stesso valore aggiunto apportato dal coniuge di una mia collega del M5S in merito alla questione della ferrovia…di cui non si è mai parlato giustamente in termini di interessi personali. Due pesi e due misure dunque. Un ulteriore schiaffo alla mia dignità, nonché un’offesa ad un rappresentante del M5S che ha rinunciato non troppo tempo addietro ad una posizione di maggior prestigio nonché ad una migliore remunerazione. Veniamo all’ultimo motivo di controversia nel gruppo: le nomine nei CDA delle partecipate. Non sono mai entrato nel merito della valutazione dei CV dei nominati, verso i quali nutro rispetto, ho semplicemente contestato il metodo adottato, quello di preferire nomi che non annoverassero i candidati alle elezioni comunali in capo al M5S. Quale assurda motivazione portava la maggioranza del gruppo a non valorizzare chi aveva speso tempo, faccia e mezzi credendo nel
progetto pentastellato? Possibile che tra gli stessi non ci fossero persone altrettanto titolate e capaci di gestire tali incarichi? Così come non si poteva evitare l’inesorabile attacco proveniente dalla stampa su una presunta vicinanza del M5S ai poteri forti? Persino al mio seguito non ho più giustificazioni da dare su queste scelte e io stesso ho finito di essere garantista sull’intenzione delle azioni che inevitabilmente hanno avuto una ricaduta sulla mia posizione nel gruppo, dal quale vengo avversato anziché valorizzato. Per ultimo l’attacco mediatico subito dallo scrivente quale delegato ai parcheggi e sosta a seguito della delibera del 30 ottobre approvata all’unanimità dalla Giunta Comunale sulla scontistica sulla sosta a pagamento affettuata da GPS per alcune categorie. Non alimentata dalla opposizione ma da un componente del gruppo consiliare del M5S senza tener conto che la maggioranza del gruppo consiliare del M5S aveva firmato il documento, tra cui il capo gruppo. Io quale delegato alla sosta ho recepito solo la volontà di ben 24 consiglieri di maggioranza ed opposizione inoltrare una richiesta di scontistica sulla sosta per consiglieri assessori e addetti stampa. Come proponente non come deliberante. In merito ho inoltrato un documento sia sui giornali che sulla nostra chat.
Dove evidenziavo le motivazioni che mi hanno indotto a fare tale richiesta tra le quali spiccava che il maggior danneggiato era la GPS, Società di profitto che si portava i soldi a Piacenza. Ho espresso il desiderio di avere un incontro con Conte tutti insieme. Sono dentro il movimento per lui perché credo nella sua persona e nei suoi principi che da sempre sono anche i miei. Ma se questo è il quadro, non mi ci rispecchio. Non discuto sull’onestà del gruppo ma sulla trasparenza e sul rispetto c’è ancora tanto da lavorare. In tanti mi conoscono e sanno che decisioni avventate non fanno parte della mia persona né tantomeno mi lascio obnubilare dal rancore. Ricucire dopo tanti tagli e sgarbi è impossibile. Solo Conte sarebbe stato il sarto giusto se fosse intervenuto prima, ma capisco che possa avere altro a cui pensare in questo momento. Ora chiedo a tutti rispetto riguardo alla mia decisione e silenzio. Ho deciso di uscire dal gruppo del M5S e di dichiararmi INDIPENDENTE. Nessun cambio di casacca come si sproloquia da qualche parte, vaneggiamenti da quattro soldi di chi non fa politica ma cabaret, non è certo nel mio stile e nel mio modo di essere e di vivere.
COERENZA, LEALTÀ, RISPETTO sono la mia stella polare che non transigo vengano mai messe in discussione.
Continuerò a lavorare per il bene della città di Foggia per portare avanti i valori presentati in campagna elettorale. IMPEGNO E SEMPRE IMPEGNO. Ciao a tutti. NICOLA FORMICA










