Un bagno di folla ha salutato il sindaco di Bari e presidente Anci Antonio Decaro, prossimo candidato alle elezioni europee, invitato dal Pd provinciale del segretario Pierpaolo D’Arienzo a dibattere sul tema dell’autonomia differenziata e del ddl Calderoli insieme ai sindacalisti pugliesi Gianni Ricci e Gigia Bucci, alla sindaca Maria Aida Episcopo, alla Rappresentante delle Donne democratiche Colomba Mongiello e al vicepresidente della Regione Puglia Raffaele Piemontese. In sala nell’auditorium Santa Chiara tantissimi sindaci dem, militanti e dirigenti da tutta la Capitanata.
Per il Pd del sud l’autonomia promossa dalla Lega è una “legge scellerata”. “Sono in prima linea con i sindaci italiani no all’autonomia differenziata no a spacchettare l’Italia sì al sogno delle madri e dei padri costituenti che ci hanno sognato uniti”, ha asservato la prima cittadina foggiana.
“Questa legge è una enorme fregatura per il Sud noi siamo partiti da un assunto: se si dovesse realizzare diventa una riforma di portata epocale che cambia l’assetto del Paese e che rischia che le differenze tra nord e sud si trasformino in diseguaglianze profonde – ha proseguito Piemontese -. Non possiamo assistere ad una riforma leghista avallata da Giorgia Meloni per un accordo di governo per il premierato. È un governo che prima vuole disgregare il nostro Paese e poi dopo trovare l”uomo o la donna forte per tenerlo insieme. Non deve essere una predestinazione nascere a Milano a Verona a Bologn. Nei loro piani chi nasce a Catania a Foggia dovrebbe essere predestinato all’insuccesso.
Vogliono che le Regioni più ricche trattengano per loro il 90 per cento del gettito fiscale. Non possiamo consentire che il Sud faccia due passi indietro, dobbiamo affermarci nei territori”.
La ex parlamentare Colomba Mongiello ha illustrato i prossimi passi delle donne dem. “Abbiamo voluto cominciare la campagna di comunicazione con questa legge. Si sono sollevate diverse criticità, manca un’analisi puntuale sull’impatto, è una riforma a costo zero e partiamo da una cristallizzazione della spesa stotica, c’è un rischio di penalizzazione verso chi parte già svantaggiato. Non c’è un riequilibrio dei livelli essenziali di assistenza, i famosi lep. Trovo inammissibile che nella discussione dei Lep non siano stati invitati i sindaci. La scuola cambierà per sempre con questa riforma. Nessuno ne parla, avremo la regionalizzazione dei programmi, i docenti saranno assunti a livello regionale, istituendo di fatto le gabbie salariali”.
È stato un comizio l’intervento di Gigia Bucci della Cgil, che punta a rimettere insieme un patto sociale: “Ci sono dei periodi della storia in cui le forze democratiche devono essere unite, ci sono dei temi su cui non ci si può dividere. Non è un banale e riduttivo scontro tra Nord e Sud, mi sono soffermata molto sulla cronaca e i dati delle ultime elezioni in Abruzzo. È evidente che siamo di fronte ad una democrazia che soffre. Si sta dicendo che se sei nato al Sud non solo hai meno opportunità ma hai anche più probabilità di morire sul posto del lavoro. Quel disegno passerà. Che facciamo? Occorre riavvolgere il nastro e guardare al periodo post fascista”.
Concreto il segretario della UIL Gianni Ricculi: “Noi abbiamo un approccio di metodologico e non idelogico, cerchiamo di marcare alcuni elementi. È una riforma che ha tutte le caratteristiche dell’ingiustizia sociale. Noi andiamo ad acuire le differenze tra Nord e Sud, i dati Istat evidenziano una netta differenza di un Nord che avanza e di un Sud che arranca. In Puglia su 300mila nuovi posti di lavoro c’è gente che ha lavorato un giorno o una settimana ma nelle rilevazioni Istat sono nuove attivazioni di lavoro. Mentre le cessazioni sono cessazioni di posti a tempo indeterminato. Le difficoltà sono aumentate al Sud. Nel Ddl Calderoni sulle 23 funzioni si mette anche la sicurezza sul lavoro, non è pensabile che 1040 persone l’anno muoiano sul posto di lavoro”.
Pieno di contenuti e dati il discorso di Antonio Decaro: “Il Pd è un partito fatto da tanti volontari e attivisti che lottano anche durante la campagna elettorale. Ho terminato l’audizione alla Camera sulla autonomia differenziata. Ho portato la posizione dei sindaci che non la pensano tutti alla stessa maniera. Anche nel nostro partito tanti amministratori credono nell’autonomia differenziata. L’errore lo abbiamo fatto soprattutto noi, quando abbiamo presentato la modifica del titolo V, sono contrario anche alle riforma del titolo V. Se non avessimo cambiato la Costituzione non parleremmo oggi di decreto Calderoli. Siamo ad un ritorno alla gerarchizzazione dei territori, stiamo lottando contro questo destino che non è ineluttabile. Le risorse del Pnrr servono a superare i divari e con un’altra norma mettono la autonomia fiscale. Se con l’autonomia differenziata non si cambia la spesa storica il Sud arretrerà. La perequazione è frutto del lavoro di 8mila sindaci che decidono di fare una cosa straordinaria: superiamo la spesa storica per avere superiori coefficienti standard. Tutti abbiamo lo stesso diritto ad avere gli stessi servizi”.
Decaro da ingegnere ai trasporti ha fatto un esempio reale. “Nella mia città l’autobus si aspetta 40 minuti, a Firenze o Bologna aspettano 20 minuti. Sono tre città che hanno lo stesso numero di abitanti. Non sono io più scemo di Nardella o Lepore almeno sui trasporti sono più preparato di loro ma loro hanno il doppio dei finanziamenti. A me lo Stato mi dà 20 milioni di euro. Loro possono servire 19 milioni di chilometri perché lo stato eroga loro 40 milioni di euro. La premier Meloni dice che gli amministratori del Sud devono efficientare le risorse, ma che cosa devo efficientare se ho la metà dei finanziamenti? Se passa la fiscalità regionale io rischio di avere ancora meno soldi e passeremo da 40 minuti a 50 minuti e a Firenze e Bologna arriveranno a 15 minuti. Le tasse locali, al Nord 105 euro ad abitante, al Sud 35 euro. Chi è povero diventerà più ancora più povero”.
Per Decaro la stella polare è l’articolo 3 della Costituzione. “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale”.
“Ogni singola parola di questo testo ha una bellezza e un peso. Ideali e responsabilità. Ci dobbiamo battere e lo dobbiamo a chi c’è stato prima di noi. Tradirei mio nonno e mio padre che era un macchinista delle Ferrovie, mio nonno emigrò ad Ellis Island e poi in Canada. Mio nonno aveva 6 sorelle e doveva preparare la loro dote. A pochi chilometri da qui Giuseppe Di Vittorio era un analfabeta e compra un vocabolario perché capisce che senza la conoscenza non poteva emancipare i braccianti. Di Vittorio quando entra in Parlamento lo chiamano cafone e nel suo primo discorso ringrazia i Cafoni. C’è un sogno che mi ha portato qua che è vedere insieme i braccianti del Sud e gli operai del Nord lottare, dice. Ecco non ci aiuterà nessuno, neppure il nostro partito. Ci dobbiamo aiutare da soli. Franco Cassano diceva che la madre di tutte autonomie è l’autonomia del pensiero. Il Sud deve iniziare a pensarci da sé. Un sacerdote di Bitonto, don Ciccio Savino citava l’altra sera don Tonino Bello, un vescovo e un intellettuale anche politico. Anche se fuori è tutto buio forzate l’aurora, è l’unica violenza che vi è concessa. Dobbiamo forzare l’aurora contro l’autonomia differenziata “.








