È stato arrestato il 26enne Antonio Bruno, beccato da carabinieri e polizia dopo alcune settimane di latitanza. Il giovane si nascondeva in un appartamento foggiano nonostante l’ordine di carcerazione scaturito dal processo “Chorus” per il quale deve scontare una pena residua di 5 anni di carcere per tre tentativi di omicidio risalenti al 2019 nell’ambito della rivalità mafiosa tra batterie della “Società Foggiana”.
Bruno era inoltre ricercato in quanto destinatario di un’ordinanza cautelare che lo accusa di devastazione e saccheggio durante la rivolta in carcere del 9 marzo 2020.
Ma Antonio Bruno è soprattutto il figlio di Rodolfo Bruno, cassiere della “Società” ucciso in un bar della tangenziale il 15 novembre 2018.
Fu proprio per la morte del padre che, secondo l’accusa, il 26enne ed altre persone progettarono l’uccisione dei fratelli Frascolla ritenuti gli artefici dell’agguato al cassiere, omicidio al momento irrisolto.
Per questa vicenda è stato condannato Gianfranco Bruno detto “Il primitivo” a 14 anni e 10 mesi di carcere mentre Antonio Bruno a 10 anni e 8 mesi, in parte già scontati.
Inoltre, il giovane è imputato a piede libero con un parente per il tentato omicidio di Antonello Frascolla, gambizzato ad ottobre 2018. Processo ancora in corso.
Per quanto riguarda la rivolta in carcere, Bruno è accusato di aver preso parte alle devastazioni con un ruolo di rilievo. Secondo la procura, infatti, il 26enne avrebbe istigato altri detenuti alla rivolta respingendo ogni mediazione: “Qui comandiamo noi”. (In alto, nel riquadro, Antonio Bruno fotografato durante un’inchiesta antimafia)
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