Durante la giornata del 25 maggio, i carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Foggia hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare applicativa della misura degli arresti domiciliari, emessa dalla Sezione del Riesame delle Misure Cautelari del Tribunale di Bari dopo il rigetto del ricorso per Cassazione, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo, che ha diretto e coordinato le indagini dei militari dell’Arma, a carico della 22enne Anna Chiara Notarangelo, moglie del latitante Gianluigi Troiano, 30enne viestano, membro del clan Lombardi-Scirpoli-Raduano e fedelissimo del boss Marco Raduano, anche lui ricercato dopo la fuga dal carcere di Nuoro.
La moglie di Troiano è ritenuta – allo stato del procedimento – gravemente indiziata di favoreggiamento aggravato dall’agevolazione dell’associazione mafiosa. In particolare, gli investigatori dell’Arma, nell’ambito delle ricerche del 30enne di Vieste, evaso dagli arresti domiciliari con applicazione del “braccialetto elettronico” – circa un anno e mezzo fa – da Campomarino (CB), dove era sottoposto a tale misura cautelare dal gup di Bari per reati di criminalità organizzata di matrice mafiosa, attraverso complesse ed articolate investigazioni, dirette e coordinate dalla Dda di Bari, come accertato in fase di indagini preliminari, hanno ricostruito la contestata attività di favoreggiamento posta in essere per garantire la latitanza del marito da parte della giovane donna.
La moglie di Troiano, in concorso con altre due persone già destinatarie nel dicembre scorso della misura della custodia cautelare in carcere per la medesima contestazione (Antonello Scirpoli tuttora sotto processo e Luciano Calabrese, già condannato a 3 anni), avrebbe offerto appoggi logistici, coperture, veicoli per gli spostamenti, ospitalità, schede telefoniche, denaro e beni di ogni genere a favore del coniuge, aiutandolo in questo modo a sottrarsi alle ricerche dell’autorità giudiziaria, il tutto, sempre secondo le contestazioni degli inquirenti, con l’aggravante di aver commesso il fatto allo scopo di avvantaggiare l’associazione mafiosa di appartenenza del latitante, riconducibile a Raduano quale articolazione operativa su Vieste del clan Lombardi-Scirpoli-Raduano, evitandone così l’arresto e consentendo inoltre al gruppo criminale di poter fare affidamento sullo stesso per continuare ad operare sul territorio.
Dopo la relativa cattura, i carabinieri hanno quindi ristretto ai domiciliari la donna, madre tra l’altro di tre bambini piccoli, in attesa delle successive fasi processuali.
Sono poi tuttora attivamente in corso da parte dei militari dell’Arma le indagini per il rintraccio del super latitante Troiano “inserito nell’elenco dei primi 100 latitanti di massima pericolosità in Italia – evidenziano i carabinieri in una nota –, nonché ulteriori accertamenti per verificare l’eventuale coinvolgimento di altre persone ‘vicine’ al viestano nella relativa attività di favoreggiamento”.
“Ancora una volta, Magistratura e Arma dei Carabinieri hanno dato un’importante risposta – in termini di legalità e sicurezza – sul territorio della Capitanata, a tutela della collettività – si legge in una nota stampa dei cc -. L’ennesima forte testimonianza dello Stato in un’area sensibile della nazione permeata da insidiosi fenomeni di criminalità organizzata anche di matrice mafiosa”.
Poi concludono con la consueta precisazione: “È importante sottolineare che il presente procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione della misura cautelare seguirà poi l’interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa dell’indagato, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo nel contraddittorio tra le parti”.










