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Home - Decine di braccianti sfruttati nel Foggiano, ecco le aziende e gli imprenditori travolti dal blitz “Job&Pay”

Decine di braccianti sfruttati nel Foggiano, ecco le aziende e gli imprenditori travolti dal blitz “Job&Pay”

Di Redazione
13 Novembre 2022
in Cronaca
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Sei indagati, 5 misure cautelari, 6 capi d’accusa, 4 aziende agricole sottoposte a controllo giudiziario, sequestri di beni per un valore stimato dagli investigatori in 3 milioni di euro: sono i numeri dell’inchiesta “Job&Pay” di carabinieri e Procura sul fenomeno del caporalato nella zona di San Severo. Il gip del Tribunale di Foggia Giuseppe Ronzino accogliendo parzialmente le richieste del pm ha disposto il carcere per l’imprenditore agricolo Leonardo Minetti, 38 anni di San Severo; e per il presunto caporale Babacar Niasse, 44 anni, senegalese residente a San Paolo di Civitate; domiciliari per Raffaele Minetti, 65 anni, imprenditore agricolo di San Severo, padre di Leonardo; obbligo di dimora per Lucia Donatacci, 62 anni, moglie di Raffaele Minetti; e per Maria Altomare Consalvo, 40 anni, moglie di Raffaele Minetti. Indagato a piede libero un medico di Torremaggiore.

Ai Minetti, alla Donatacci e a Niasse il pm contesta di aver assunto in 4 aziende decine di braccianti soprattutto africani, sfruttandoli e approfittando del loro stato di bisogno. Niasse per conto dei tre imprenditori avrebbe reclutato i braccianti; li avrebbe accompagnati in furgone nei campi prendendo 5 euro da ciascuno per il trasporto; li avrebbe sorvegliati annotando il numero d’ore di ciascun lavoratore e/o di cassoni riempiti, trattenendo per sé 50 centesimi della paga per ogni cassone. Lo sfruttamento – continua l’accusa di caporalato – consiste nell’aver sottoposto i braccianti a condizioni di lavoro degradanti; nell’aver pagato i lavoratori tra 3 euro e 70 centesimi e 4 euro all’ora, al di sotto del salario previsto dal contratto di lavoro; nell’aver fatto lavorare i braccianti dalle 6 alle 10 ore al giorno, senza riconoscere straordinari e lavoro svolto nei giorni festivi; nell’aver violato le norme in materia di sicurezza e igiene sul lavoro, senza sottoporre i braccianti a corsi di formazione e visite mediche e sistemandoli in abitazioni fatiscenti e pericolanti con servizi igienici inadeguati.

Leonardo Minetti e la moglie Maria Altomare Consalvo rispondono di falso, perché avrebbero falsificato la documentazione prodotta nel corso di un’ispezione di personale del servizio Spesal. Padre e figlio sono accusati di tentata estorsione perché avrebbe cercato di costringere due braccianti africani a ritrattare quanto dichiarato agli investigatori in merito alla paga oraria percepita (avrebbero dovuto dire che incassavano 6 euro e 50 centesimi). Ancora Leonardo Minetti e un medico del lavoro, indagato a piede libero, sono infine accusati di “falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità”: il medico avrebbe attestato falsamente di aver sottoposto a visita medica due braccianti valutandoli idonei. I fatti contestati vanno da agosto 2020 a agosto 2022; e sono avvenuti tra San Severo, Chieuti, Serracapriola, San Paolo di Civitate, Poggio Imperiale e Lesina, dove cioè si trovano i terreni agricoli dove lavoravano i braccianti.

Infine il gip ha disposto il controllo giudiziario delle aziende agricole “Apulia srl”; “Torrefanrina”; “Donatacci Lucia”; e “Minetti Raffaele”, nominando un amministratore giudiziario che riferirà al giudice ogni tre mesi sull’andamento delle aziende. (fonte gazzettadelmezzogiorno.it)

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Tags: braccianti
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