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Home - Una discarica a 10 chilometri da Foggia? Ambientalisti insorgono: “Sarebbe nuova ferita per il territorio, in area di pregio agricolo”

Una discarica a 10 chilometri da Foggia? Ambientalisti insorgono: “Sarebbe nuova ferita per il territorio, in area di pregio agricolo”

Di Redazione
24 Luglio 2020
in Turismo
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“Non si è ancora conclusa la famigerata vicenda di Giardinetto (i cui lavori di bonifica non sono stati ancora avviati) che si apre una nuova ferita al territorio con la richiesta di realizzazione di una discarica di rifiuti non pericolosi contrabbandata da Piattaforma integrata per il deposito di rifiuti non pericolosi in Località Posta Rivolta nel Comune di Foggia, ad oltre 10 km di distanza dal centro della città e proposta dalla Fer.Live Srl”. Esordiscono così, in un comunicato, il presidente Legambiente “Circolo Gaia”, Giuseppe Maccione e il presidente Arci, Antonio Soldo.

“L’impianto – scrivono – prevede lo smaltimento di rifiuti prodotti dalle attività industriali, commerciali e artigianali e dagli impianti di compostaggio; fanghi sottoposti a trattamento preventivo di stabilizzazione; rifiuti non pericolosi, consistenti in scarti e sovvalli, provenienti dagli impianti di trattamento meccanico e biologico dei rifiuti urbani.

La superficie interessata dal progetto di discarica, si estende complessivamente per quasi 8 ettari divisa in due lotti. Il volume complessivo del bacino di discarica, è pari a circa 816.670 mc., la volumetria della discarica è di 650.000 mc., con lo smaltimento di  80.000 t/anno di rifiuti per 8 anni circa. 

I terreni di progetto – continuano gli ambientalisti -, allo stato di fatto risultano in parte interessati dall’autorizzata attività di cava di proprietà della società Conglobix Srl (settore in crisi) e si inseriscono in un’area di particolare pregio agricolo.

La presenza della discarica nella zona desta forti preoccupazione tra gli operatori commerciali e agricoli per le ricadute ambientali ed economiche. Alcune attività di ristorazione non si gioverebbero del fatto di “confinare” con la discarica e non gioverebbe alla fiorente attività agricola (anche biologica) dei tanti poderi operativi nelle vicinanze

L’area interessata è molto vicina al  S.I.C. (Sito di importanza Comunitaria) Valle del Cervaro – Bosco dell’Incoronata (IT9110032) ed al Parco Regionale dell’Incoronata. Il torrente Cervaro che scorre nelle vicinanze del sito dà linfa vitale al bosco dell’Incoronata e condiziona gli apporti idrici dalla zona. 

Quello che maggiormente preoccupa è la presenza di molti pozzi utilizzati per acqua potabile e per l’irrigazione, eventuali sversamenti di percolato e di altre sostanze tossiche creerebbero danni irreversibili. Ancor più per la viabilità esistente che non sarà in grado di sostenere il notevole traffico pesante (dati i preannunciati volumi di rifiuti che verranno trasportati)  e conseguenti  problemi di viabilità  e di inquinamento atmosferico oltre al certo aumento di incidenti stradali”.

Gli ambientalisti ricordano che “la società proponente è la Fer.Live Srl, la stessa società che con altro rappresentante legale, ha cercato di realizzare una Piattaforma integrata per il trattamento e recupero di metalli da rifiuti con annessa discarica, in agro di Bitonto, contrada Colaianni bloccata dal Consiglio di Stato; che ha  avviato la procedura di VIA presso la Provincia Bat per la realizzazione di una discarica di rifiuti speciali non pericolosi da ubicare in contrada “Caracca” a Trani, che sta incontrando numerose difficoltà dato che la Commissione Ambiente della provincia Bat si è già espressa in maniera negativa”.

“Questa discarica – proseguono – va ad aggiungersi alle altre e quindi un ulteriore impianto dannoso per la salute e per l’ambiente che contribuirà a degradare il paesaggio, che è il valore “primario” e di “morfologia del territorio” per i contenuti ambientali e culturali che contiene, la cui tutela trova espressione diretta nei piani territoriali a valenza ambientale e nei piani paesaggistici redatti dalle regioni. Bisogna mettere al primo posto la salvaguardia del territorio e la salute dei cittadini e non i profitti. Il ciclo dei rifiuti va gestito pensando al bene della collettività, non agli interessi di qualcuno.

Chiediamo che il Comune di Foggia si esprima sulla compatibilità urbanistica dell’impianto, verificando  la compatibilità della localizzazione e dei suoi impianti secondo quanto  dettato dal Piano di gestione dei rifiuti speciali della regione Puglia e tenga in  considerazione le peculiarità agricole della zona incompatibili con la presenza di tale impianto”.

Tags: Circolo GaiadiscaricaFoggialegambiente
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