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Home - Fine del Tatarella di Cerignola. “Reparti chiusi e organico al lumicino…”

Fine del Tatarella di Cerignola. “Reparti chiusi e organico al lumicino…”

Di redazione
20 Aprile 2017
in Sanità & Salute
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Tatarella Cerignola

“Reparti chiusi, organico ridotto al lumicino. Uno dei dirigenti medici più apprezzati, il dottor Giovanni Deceglie responsabile del reparto di urologia ha rassegnato le dimissioni. Da mesi è in atto uno strisciante depotenziamento della struttura. Dalla chiusura del reparto di Ortopedia che oramai è ridotto a poco più di un ambulatorio con il continuo trasferimento dei pazienti affetti da patologie più complesse. La Cardiologia “amputata” della sua unità di terapia intensiva”. È durissimo l’intervento dell’europarlamentare Elena Gentile che è così tornata ad accendere i riflettori sull’ospedale Tatarella di Cerignola. 

“L’emorragia continua di professionisti rende sempre più difficoltosa la gestione anche della attività di routine di un presidio Ospedaliero che per la sua collocazione è riferimento non solo del basso tavoliere, dell’area Nord della BAT ma anche di città lucane vicine alla nostra. Sembra dunque prendere corpo l’annunciata ma solo formalmente sconfessata idea che l’Ospedale di Cerignola dovesse essere declassato ad Ospedale di base. I cittadini di Cerignola che avevano visto fino al 2014 crescere ed ampliarsi la loro struttura di riferimento, rimarranno sempre di più “orfani” di cure specialistiche. Entro la fine del 2017 i conti del nostro nosocomio diventeranno “sorvegliati speciali”.

Diminuita e non poco la produttività, accertato il disavanzo gestionale la mannaia dei tagli e della riduzione dei servizi diventerà così profonda da decretare di fatto la chiusura del plesso ospedaliero. La giustificazione ufficiale sarà appunto quella della scarsa produttività che però è stata di fatto determinata dalla lucida scelta di chiudere lentamente, ma progressivamente, le attività più rilevanti di una organizzazione complessa come quella di una struttura ospedaliera. Dal Centro trasfusionale, alle attività delle sale operatorie ormai ridotte al lumicino, fino ad arrivare alle difficoltà organizzative dei reparti di pediatria e del centro di Fibrosi cistica.

Non si fanno le “nozze con i fichi secchi” – afferma la Gentile -, senza operatori le sale operatorie rimangono praticamente sottoutilizzate con liste di attesa insostenibili anche per interventi a bassa complessità. Quotidiana è la fuga di medici costretti ad una indecorosa inattività.

Cancellato il Reparto di Nefrologia, i pazienti nefropatici in trattamento emodialitico sono costretti ad un costoso pendolarismo verso altre strutture. Eppure negli anni passati, prima del cambio di guardia in Regione Puglia, l’ospedale era stato oggetto di interventi importanti che ne avevano potenziato le attività soprattutto con l’attivazione di reparti come quello di oculistica, di Urologia, di Otorinolaringoiatria riferimento di pazienti provenienti anche da altre città e da altre provincie.

Tecnologie all’avanguardia per assicurare servizi di diagnosi e cura all’altezza di un territorio che andava ben oltre i confini cittadini e che cominciava, appunto, ad essere attrattivo anche per una utenza proveniente da altre regioni confinanti. Tra qualche mese scatteranno i provvedimenti di “pareggio di bilancio” e l’ulteriore ridimensionamento delle attività del Presidio sarà l’ultimo atto per giungere al definitivo declassamento della struttura. Nel più assordante dei silenzi da parte del Presidente Emiliano al quale ovviamente interessano maggiormente i suoi ambiziosi progetti di scala nazionale che non la salute dei suoi corregionali.

Una struttura allo sbando così come oggi è ridotta non può non essere condannata al ridimensionamento e alla estinzione. Viviamo dunque di annunci ripetuti in attesa che i concorsi che pur previsti dal lontano 2014 offrano la possibilità con l’acquisizione di nuovo personale di riprendere le attività programmate.

Il direttore Piazzolla con il suo “aplomb barlettano” conferma la ingloriosa fine dell’Ospedale di Cerignola intonando appunto con il presidente Emiliano il de profundis della nostra struttura. Qualcuno risponderà dando la responsabilità alle norme nazionali. Così non è! Il precedente piano ospedaliero aveva messo in equilibrio l’intera rete ospedaliera della provincia e oggi, i nosocomi da San Severo a Manfredonia avrebbero conservato per intero la loro potenzialità. Di questo, e non solo – conclude la parlamentare – chiederemo conto al Presidente Emiliano a cui rivolgiamo l’invito a rimanere in Puglia riconoscendo ai cittadini il loro diritto ad avere, dopo due anni di distrazioni, un capo di Governo che si prenda cura del suo territorio”.

Tags: CerignolaElena GentileMichele EmilianoOspedale Tatarella
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