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Home - Roberta e quel post da brividi su Facebook. “I genitori? Non vogliono vendetta, solo giustizia e verità”

Roberta e quel post da brividi su Facebook. “I genitori? Non vogliono vendetta, solo giustizia e verità”

Di Redazione
15 Luglio 2019
in Cronaca
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Un post del 27 maggio incentrato sull’amore ma che oggi mette i brividi. Lo scrisse Roberta Perillo, la ragazza uccisa nel suo appartamento di via Rodi a San Severo, strangolata dal fidanzato, il 37enne Francesco D’Angelo, lo stesso uomo che sotto lo pseudonimo di SpaceShit Frank Amente commentò: “A volte la cosa brutta è considerare l’amore come una prerogativa appartenente a persone “fesse”, ma alla fine per fortuna questo è solo un problema di chi arriva a ritenere tali alcune persone, perché in tutto e tutti vi è amore e come nella citazione che hai condiviso alla fine è un problema dell’essere, non dell’amore… Grazie per questo tuo post!”. E lei: “Grazie a te per tanto altro…”, infine lui: “Grazie a te se esiste quel tanto altro!”

Quel giorno Roberta affidò ai social network una lunga citazione dedicata all’amore. La riportiamo integralmente:

La verità è che non esistono donne, e nemmeno uomini, che amino “troppo”: che cosa vuole mai significare una espressione del genere? Sarebbe come dire che al mondo ci sono troppa bontà, o troppa verità, o troppa giustizia: una autentica sciocchezza. L’amore non è mai troppo, mai, mai; e chi è disposto a bersi una frottola del genere, vuol dire che è capace di digerire qualunque inverosimile stravaganza o deliberata menzogna gli si vogliano propinare.

Il problema non è mai quello di amare troppo, mai: piuttosto, il problema è quello di saper amare o di non saper amare.

E si faccia attenzione che non diciamo nemmeno: «il problema è quello di amare male», perché sarebbe una plateale contraddizione in termini: che cosa significa, infatti, dire di Tizia o di Sempronio che essi sono persone che «amano male»? Nessuno potrebbe amare male: se si ama veramente, si ama e basta; e l’amore è sempre una cosa buona, sempre.

Amare non è una singola azione, come dipingere, fare la spesa, pregare. Certo si può dipingere male, fare male la spesa, perfino pregare male: queste sono tutte azioni, sia pure di segno estremamente diversificato; e un’azione può essere compiuta bene oppure male.

Amare, invece, non è un’azione: è un modo dell’essere. Quando l’essere ama – ma diremmo meglio: se l’essere ama, se è capace di amare -, allora ama e basta: la sua disposizione, la sua apertura esistenziale si possono manifestare anche attraverso azioni, giuste o sbagliate, buone o cattive che siano; tuttavia, a monte di tali azioni, vi è un modo dell’essere, un movimento dell’anima e, al tempo stesso, un suo stato qualitativo.

Ora, l’essere è, per definizione, amore. Amore incondizionato, amore per la vita: se non altro, amore per la propria vita. Infatti, quando l’essere prende in odio il mondo e perfino se stesso, decide di sopprimersi: vuole togliere di mezzo quell’essere che ama, nonostante tutto, e che si ribella al rifiuto del’amore, proprio o altrui.

Questo significa non solo che siamo fatti per l’amore, ma che siamo amore in noi stessi: il nostro scopo, il nostro significato, la nostra ragione d’essere, sono l’amore: veniamo dall’amore e all’amore aspiriamo a ritornare.

Che le persone amino, dunque, è scontato: certo, da ciò non deriva che esse sappiano amare; al contrario, molte non sanno amare, o hanno paura di amare, o non osano amare, non si ritengono degne di amare e di essere amate.

È un problema dell’essere, non dell’amore.

“I genitori di Roberta vogliono solo verità e giustizia”

Gli avvocati della famiglia di Roberta attendono l’esito dell’autopsia disposta per il prossimo 17 luglio. Forse la ragazza era ancora viva quando finì nella vasca. Lo farebbero ipotizzare le tracce di schiuma sulla bocca. Intanto, il legale Guido De Rossi si è espresso così sulla richiesta di perizia psichiatrica avanzata dal difensore di D’Angelo, l’avvocato Michele Curtotti. “Stiamo lavorando con grande impegno per scongiurare l’evidente tentativo di minimizzare la gravità del fatto provando ad accreditare l’ipotesi di un’incapacità psichica che la stessa dinamica degli eventi esclude radicalmente, ove solo si consideri la freddezza e la lucidità manifestata dal d’Angelo nelle scelte operate nell’immediatezza del fatto. Lasciatemi dire con orgoglio, che i genitori della nostra Roberta non sono animati da sentimenti di vendetta, ma da un legittimo anelito di giustizia e di verità”.

Tags: femminicidio San SeveroFrancesco D'AngeloRoberta Perillo
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