Diciassette anni dalla diagnosi della malattia e oltre undici anni di battaglia giudiziaria per ottenere una verità definitiva. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di Ferrovie dello Stato per la morte di un ex dipendente delle Officine Grandi Riparazioni di Foggia, deceduto nel marzo del 2009 a causa di un mesotelioma collegato all’esposizione professionale all’amianto.
La decisione mette la parola fine a una lunga vicenda giudiziaria che ha visto impegnata per anni la famiglia del lavoratore nel tentativo di ottenere il riconoscimento delle responsabilità legate alle condizioni di lavoro affrontate negli anni di servizio. L’ex ferroviere, nato a Orta Nova e residente a Foggia, aveva lavorato tra il 1969 e il 1971 nelle Officine Grandi Riparazioni come aggiustatore meccanico addetto alla manutenzione dei rotabili ferroviari. Secondo quanto ricostruito nel corso dei procedimenti, le attività venivano svolte su componenti contenenti amianto, in ambienti privi di adeguati sistemi di aerazione e senza efficaci dispositivi di protezione individuale.
I primi sintomi della malattia si manifestarono nel dicembre del 2006. Dopo la diagnosi di mesotelioma, il decorso della patologia fu rapido. L’uomo morì il 28 marzo 2009 all’età di 68 anni, lasciando la moglie e due figli.
Il lungo percorso giudiziario
Nonostante l’INAIL avesse riconosciuto fin dall’inizio l’origine professionale della malattia, per i familiari è stato necessario affrontare un lungo iter processuale per ottenere il risarcimento dei danni.
Nel corso degli anni i tribunali hanno riconosciuto sia il danno subito direttamente dal lavoratore sia quello patito dai suoi familiari. Le varie pronunce hanno portato al riconoscimento di circa 200mila euro per i danni riconducibili alla vittima e di circa 850mila euro per il danno da perdita del congiunto subito dalla moglie e dai figli. Nel frattempo, la vedova è deceduta senza assistere alla conclusione definitiva della vicenda giudiziaria. A proseguire la battaglia sono stati i due figli, che hanno continuato il percorso intrapreso insieme ai genitori fino alla pronuncia definitiva della Suprema Corte.
Una sentenza simbolo per gli ex lavoratori delle OGR
La decisione della Cassazione assume particolare rilevanza perché rende definitiva la condanna e chiude uno dei casi considerati emblematici dell’esposizione all’amianto nel settore ferroviario.
“Questa sentenza restituisce dignità a una famiglia che ha atteso troppo tempo per ottenere giustizia e conferma ancora una volta le responsabilità legate all’esposizione all’amianto nei luoghi di lavoro. È una decisione importante non solo per i familiari, ma anche per tutti coloro che hanno lavorato nelle Officine Grandi Riparazioni di Foggia e per le loro famiglie”, ha dichiarato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale dei familiari.
Il tema delle esposizioni all’amianto
La vicenda si inserisce nel più ampio contesto delle malattie professionali legate all’utilizzo dell’amianto nel comparto ferroviario italiano, una realtà che negli anni ha coinvolto numerosi lavoratori impiegati nelle attività di manutenzione e riparazione dei convogli.
L’Osservatorio Nazionale Amianto ha ricordato di aver attivato uno sportello di assistenza legale dedicato alle vittime del settore ferroviario e ai loro familiari.








