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Home - “La pace c’è, però ve ne dovete andare. Tornate solo tre volte all’anno per le feste”. Il diktat dei Li Bergolis ai nemici

“La pace c’è, però ve ne dovete andare. Tornate solo tre volte all’anno per le feste”. Il diktat dei Li Bergolis ai nemici

Nel decreto contro i Francavilla e Ivan Narciso, spuntano le dichiarazioni del pentito montanaro Matteo Pettinicchio. Al centro i rapporti con i rivali Lombardi-Scirpoli-La Torre

Di Francesco Pesante
14 Giugno 2026
in Gargano, Inchieste
Enzo Miucci, Matteo Pettinicchio, Emiliano Francavilla, Matteo Lombardi, Michele Lombardi e Antonio Quitadamo

Enzo Miucci, Matteo Pettinicchio, Emiliano Francavilla, Matteo Lombardi, Michele Lombardi e Antonio Quitadamo

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Restano in carcere Antonello Francavilla, Emiliano Francavilla e il loro fedelissimo Ivan Narciso. Nelle scorse ore il gip ha convalidato il fermo disposto dalla Direzione Distrettuale Antimafia, ritenendo sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e le esigenze cautelari contestate dagli investigatori.

Tra gli elementi valorizzati nell’inchiesta figurano anche una serie di lettere sequestrate durante le attività investigative e successivamente analizzate dagli inquirenti con il contributo del collaboratore di giustizia Matteo Pettinicchio, ex esponente di primo piano del clan Li Bergolis-Miucci, storico alleato dei foggiani Sinesi-Francavilla.

Le lettere riconosciute da Pettinicchio

Negli interrogatori del febbraio 2025, riportati nel decreto, Pettinicchio viene chiamato a esaminare alcune missive sequestrate agli indagati.

Davanti ai magistrati e agli ufficiali del Ros, il collaboratore riconosce immediatamente una delle lettere come propria e individua invece un’altra come attribuibile a Emiliano Francavilla.

“Questa è mia e questa è di Emiliano”, afferma Pettinicchio nel verbale, spiegando di conoscere perfettamente la grafia del presunto destinatario e aggiungendo che anche Francavilla gli scriveva abitualmente durante il periodo di detenzione.

Secondo gli investigatori, le lettere costituirebbero una testimonianza diretta dei rapporti esistenti tra detenuti appartenenti a differenti gruppi criminali e rappresenterebbero uno degli elementi utilizzati per ricostruire collegamenti e dinamiche interne alle organizzazioni.

“Melone” e i riferimenti a Emiliano Francavilla

Uno dei passaggi più significativi riguarda il soprannome “Melone”, citato nelle comunicazioni esaminate dagli investigatori.

Quando gli viene chiesto a chi si riferisse quel nomignolo, Pettinicchio risponde senza esitazioni: “Ad Emiliano”.

Una precisazione che compare più volte negli atti e che, secondo l’accusa, contribuisce a identificare con certezza alcuni dei soggetti coinvolti nelle conversazioni e nelle corrispondenze finite sotto la lente della Dda.

I contatti con Michele Lombardi

Nelle dichiarazioni emerge anche il riferimento a Michele Lombardi, figlio del boss Matteo Lombardi detto “A’ carpnese”, capoclan ergastolano del gruppo Lombardi-Scirpoli-La Torre, rivale dei Li Bergolis.

Davanti ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia, Pettinicchio racconta un episodio che coinvolge il giovane. Secondo il collaboratore, Michele Lombardi lo avrebbe avvicinato dopo aver saputo che Pettinicchio riteneva la sua famiglia vicina agli autori del tentato omicidio del 2019 a Manfredonia di Leonardo “Dino” Miucci, presunta figura centrale negli equilibri criminali garganici e fratello maggiore di Enzo.

Nel verbale riportato nel decreto, Pettinicchio riferisce di aver detto a Lombardi: “Tu la tua fortuna è che quando avete sparato a Dino non l’avete preso, perché sennò te ne potevi andare pure a Milano, ti dovevamo venire a prendere”.

Un’accusa pesantissima che, va precisato, non costituisce un accertamento giudiziario definitivo e che viene riferita esclusivamente attraverso le dichiarazioni del collaboratore. Michele Lombardi, nel racconto riportato da Pettinicchio, avrebbe respinto ogni coinvolgimento sostenendo: “Io non c’entro”.

La proposta di pace e l’esilio dal Gargano

Il passaggio più delicato riguarda però le condizioni che sarebbero state poste per evitare ulteriori tensioni.

Secondo Pettinicchio, lui stesso ed Enzo Miucci avrebbero fatto arrivare un messaggio preciso ai Lombardi: nessuna guerra, ma l’allontanamento dal territorio.

“La pace c’è, però ve ne dovete andare”, sarebbe stata in sintesi la posizione espressa con riferimento anche ai fratelli Antonio e Andrea Quitadamo di Mattinata detti “Baffino”, ex alleati dei Lombardi, oggi collaboratori di giustizia.

Il pentito racconta che chi era rimasto legato alla famiglia del “carpinese” avrebbe potuto fare ritorno sul Gargano soltanto in occasioni eccezionali.

“Tre volte all’anno scendete a Mattinata per le feste con i familiari, nessuno vi tocca. Fuori dalle feste, se scendete, ce lo dovete far sapere”, dichiara Pettinicchio agli investigatori.

E aggiunge un’altra frase riportata nel verbale: “Se vi vediamo fuori dalle feste pensiamo male e poi succede quello che succede”.

Le accuse e gli equilibri criminali

Nel corso dell’interrogatorio vengono richiamati anche altri nomi storicamente legati alle dinamiche della criminalità organizzata locale tra cui Umberto Sforza, Roberto Prencipe, i fratelli Pesante, Mario Lanza e Pietro La Torre.

Pettinicchio fornisce agli investigatori spiegazioni sui soprannomi utilizzati nelle lettere e sui riferimenti criptici contenuti nelle comunicazioni, contribuendo all’interpretazione del linguaggio impiegato dai detenuti.

Particolarmente significativo, secondo gli inquirenti, sarebbe il ruolo delle missive come strumento di collegamento tra soggetti detenuti e ambienti criminali esterni, elemento che la procura considera centrale per comprendere la persistenza dei rapporti associativi.

La decisione del gip

Alla luce del materiale raccolto, delle intercettazioni, delle lettere sequestrate e delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia, il gip ha ritenuto di convalidare il fermo e confermare la misura cautelare in carcere per i fratelli Francavilla e per Ivan Narciso.

L’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia prosegue ora per approfondire ulteriormente il contenuto delle comunicazioni sequestrate e il ruolo che gli indagati avrebbero avuto nei rapporti tra i diversi gruppi criminali operanti tra Foggia e il Gargano.

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Tags: Antonello FrancavillaCarcereclan Li Bergolis-Miuccicriminalità organizzataDda BariEmiliano FrancavillafermoIvan NarcisoMafia garganicaMatteo PettinicchioMichele LombardiMichele RomitoRoberto PrincipeUmberto Sforza
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