Il futuro dell’agricoltura foggiana passa dalla capacità di affrontare due emergenze che continuano a pesare sul settore: la crisi della cerealicoltura e quella legata alla gestione delle risorse idriche. Sono stati questi i temi centrali della 79ª Assemblea provinciale di Confagricoltura Foggia, occasione di confronto sulle prospettive del comparto agricolo e sulle criticità che mettono a rischio la competitività delle aziende del territorio.
La battaglia sul prezzo del grano
A intervenire con toni decisi è stato il presidente di Confagricoltura Foggia, Filippo Schiavone, che ha puntato il dito contro il sistema di rilevazione dei prezzi del grano affidato alla CUN, la Commissione Unica Nazionale.
“Lo avevamo detto che la CUN (Commissione Unica Nazionale) non è, e non sarebbe mai potuta essere, la panacea per i mali della cerealicoltura italiana. Lo avevamo anticipato a chi insisteva, e i fatti ci stanno dando ragione”, ha dichiarato Schiavone.
Secondo il presidente, il meccanismo attualmente in vigore non sta garantendo risultati soddisfacenti, soprattutto per un territorio come quello della provincia di Foggia, storicamente vocato alla produzione cerealicola.
“È un sistema di rilevazione dei prezzi che, a maggior ragione per la provincia di Foggia, si sta dimostrando persino meno efficace della borsa merci un tempo presente in Camera di Commercio. Dobbiamo trovare dei correttivi che lo rendano più funzionale alle esigenze del mercato nazionale”.
“Servono utili, non solo il pareggio dei conti”
Nel suo intervento Schiavone ha ribadito come gli imprenditori agricoli non possano limitarsi a lavorare per coprire le spese di produzione.
“Deve essere chiaro a tutti che gli agricoltori devono produrre reddito e non semplicemente coprire i costi. Noi siamo imprenditori come tutti gli altri e lavoriamo per avere dei guadagni, non solo per evitare perdite. Vale per il grano come per tutte le altre produzioni agricole che rappresentano, per il nostro territorio, la base del sistema economico locale”.
Un richiamo che arriva in una fase particolarmente delicata per il comparto, alle prese con quotazioni ritenute insufficienti a garantire la sostenibilità economica delle aziende agricole.
L’emergenza acqua non è finita
L’altro grande tema affrontato durante l’assemblea è stato quello della disponibilità idrica. Le abbondanti piogge della scorsa primavera hanno consentito il riempimento della diga di Occhito, allontanando almeno temporaneamente gli scenari più critici vissuti negli ultimi anni.
Tuttavia, per il direttore del Consorzio di Bonifica della Capitanata, Francesco Santoro, il problema è tutt’altro che risolto.
“Passata la crisi nessuno più ne parla, e poco si fa per la realizzazione di infrastrutture. E non va bene. Urgono altri invasi, in modo che quando ci sono annate come questa l’acqua piovana non vada a finire a mare”.
La richiesta di nuove infrastrutture
Santoro ha evidenziato come il ritorno delle precipitazioni abbia fatto calare l’attenzione sul tema della siccità e sulle opere necessarie per garantire una gestione più efficiente della risorsa idrica.
L’obiettivo, secondo il Consorzio di Bonifica, deve essere quello di aumentare la capacità di accumulo dell’acqua attraverso nuovi invasi e infrastrutture in grado di trattenere le precipitazioni abbondanti e renderle disponibili nei periodi di carenza.
Un’esigenza considerata strategica per il futuro dell’agricoltura della Capitanata, sempre più esposta agli effetti dei cambiamenti climatici e all’alternanza tra lunghi periodi di siccità e precipitazioni intense.











