“La Bat non è più soltanto una terra di cerniera tra Bari e Foggia. Oggi ha una propria autonomia criminale ed è in grado di relazionarsi direttamente con le mafie estere, in particolare con quelle albanesi”.
È l’allarme lanciato da Giuseppe Giulio Leo, capo del Centro operativo Dia di Bari, nel corso della conferenza stampa sull’operazione internazionale coordinata tra Italia e Albania che ha portato a 15 misure cautelari nell’inchiesta sull’omicidio di Francesco Diviesti e sul riciclaggio internazionale di denaro.
“Mafia violentissima come trent’anni fa”
Secondo la Direzione investigativa antimafia, la provincia Bat starebbe vivendo una trasformazione profonda degli equilibri criminali, con gruppi sempre più autonomi e capaci di costruire rapporti diretti con organizzazioni straniere.
“Le organizzazioni albanesi si propongono sempre più sul territorio pugliese come fornitori privilegiati di sostanze stupefacenti”, ha spiegato Leo.
Un traffico che genera enormi quantità di denaro contante poi trasferite all’estero attraverso articolati sistemi di riciclaggio.
Il dirigente della Dia ha parlato apertamente di “una mafia violentissima, abituata a operare come facevano le nostre mafie venti o trent’anni fa”.
Il ruolo di Igli Kamberi
Nel quadro investigativo ricostruito dagli inquirenti emerge il ruolo centrale di Igli Kamberi, il quarantenne albanese residente a Barletta arrestato per l’omicidio Diviesti.
Secondo la Dia, Kamberi era “ben radicato a Barletta” e vantava “un pedigree criminale lungo”, oltre a rapporti consolidati con la criminalità organizzata locale.
“Tesseva alleanze che si originano in ambito familistico per poi diventare veri e propri affari attraverso società di trasporto e altri canali di reinvestimento”, ha spiegato Leo.
Un milione di euro verso l’Albania
Gli investigatori hanno ricostruito un flusso impressionante di denaro contante destinato all’Albania.
“In questa indagine abbiamo censito in circa sei mesi un milione di euro in contanti diretto verso l’Albania”, ha rivelato il capo del Centro operativo Dia.
La cifra comprende 640mila euro sequestrati in Albania grazie alle indicazioni investigative della Dia e altri 400mila euro sequestrati in Italia mentre erano pronti a lasciare il Paese.
Secondo gli investigatori, il narcotraffico continua a produrre enormi profitti che oggi trovano più facilmente sbocco all’estero.
“Il denaro va dove è più facile allocarlo e riciclarlo”, ha sottolineato Leo, evidenziando come in Albania esista ormai un vero e proprio “allarme riciclaggio”.
L’allarme del questore Fabbrocini
Sulla centralità della Bat negli equilibri criminali è intervenuto anche il questore Alfredo Fabbrocini.
“La Bat viene considerata terra di mezzo della criminalità barese, ma oggi ci accorgiamo che può essere anche una sponda felice, una retrovia sicura per chi arriva dall’altra parte del mare”, ha dichiarato.
Fabbrocini ha definito l’omicidio Diviesti “un fatto significativo” e ha sottolineato la necessità di una reazione forte del territorio contro la violenza mafiosa.
“Dopo questo omicidio ho visto anche la reazione della gente, a volte scomposta, a volte esagerata, ma comunque indicativa di un sentimento di legalità e di una voglia di reagire a una provincia mafiosa con reale veemenza”, ha concluso.

















