Lei attirava uomini in casa promettendo prestazioni sessuali a pagamento, loro irrompevano armati di pistola e coltello per rapinare le vittime. Si chiude con un aggravamento delle pene la nuova tranche giudiziaria che vede coinvolti i foggiani Martina Taronna, Luca Pompa e Giuseppe Crudo, già condannati in primo grado per una serie di rapine messe a segno nel febbraio 2024 al rione Carmine Vecchio.
Davanti al gup Loretta Plantone, i tre imputati hanno patteggiato un aumento di pena di un anno e otto mesi ciascuno in continuazione con la precedente sentenza, dopo che la Procura ha contestato ulteriori due rapine aggravate compiute con lo stesso modus operandi e un altro episodio degenerato in rapina durante il furto di un tagliapiastrelle in un cantiere.
Le nuove pene dopo il patteggiamento
Alla luce dell’accordo raggiunto tra procura e difese, il trentasettenne Luca Pompa passa da una condanna di 7 anni e 6 mesi a 9 anni e 4 mesi di reclusione. Il coetaneo Giuseppe Crudo vede aumentare la pena da 6 anni e 8 mesi a 8 anni e 6 mesi, mentre la ventinovenne Martina Taronna passa da 7 anni e 8 mesi a 9 anni e 6 mesi.
I due uomini si trovano detenuti in carcere, mentre la donna è ospitata in comunità.
I tre rispondono, a vario titolo, di rapina aggravata, lesioni personali, porto illegale di arma da fuoco e utilizzo indebito di carte di credito sottratte alle vittime e utilizzate successivamente per effettuare prelievi di denaro.
L’esca sul sito di incontri
Secondo la ricostruzione di procura e investigatori, la Taronna aveva il compito di adescare uomini attraverso un sito di incontri online, proponendo rapporti sessuali in cambio di denaro.
Gli appuntamenti venivano fissati in un appartamento del rione Carmine Vecchio, nella disponibilità di Pompa, che ospitava anche gli altri complici.
Una volta entrata la vittima in casa, però, facevano irruzione Pompa e Crudo armati di pistola e coltello. Le vittime venivano aggredite, picchiate e derubate di soldi, bancomat, documenti, carte Postepay e, in un caso, persino dell’automobile.
In due episodi, gli uomini rapinati sarebbero stati costretti a consegnare il pin del bancomat ai rapinatori, che successivamente avrebbero effettuato prelievi presso istituti di credito cittadini.
Le aggressioni e il covo scoperto dalla Polizia
Complessivamente sono sette le rapine contestate al trio, compiute tra il 6 e il 26 febbraio 2024, per un bottino di poco superiore ai 4mila euro.
Le denunce delle vittime permisero agli investigatori di risalire rapidamente ai presunti responsabili. Il 24 febbraio 2024 la polizia effettuò una perquisizione nell’appartamento del Carmine Vecchio utilizzato dal gruppo.
Durante il controllo gli agenti sequestrarono coltelli, documenti e una Postepay sottratta poco prima a una vittima che, secondo l’accusa, era stata schiaffeggiata, costretta a sdraiarsi faccia a terra e colpita al volto con il calcio della pistola.
Nonostante il covo fosse stato individuato, il gruppo avrebbe continuato ad agire. Secondo gli inquirenti, infatti, il 26 febbraio sarebbero state messe a segno altre due aggressioni.
Il furto in cantiere degenerato in rapina
Ai tre imputati viene contestato anche un episodio differente rispetto alle rapine organizzate tramite gli incontri online. Si tratta del furto di un tagliapiastrelle in un cantiere che sarebbe degenerato in rapina nel momento in cui il proprietario avrebbe sorpreso i ladri, venendo poi aggredito. Il procedimento si è concluso con il patteggiamento concordato tra procura e gli avvocati.










