Sono tornati per la prima volta nella loro abitazione Michael e Jessica, i due figli di Stefania Rago, la donna uccisa dal marito Antonio Fortebraccio in un caso di femminicidio che ha profondamente scosso la comunità. La casa, teatro dell’omicidio, è stata dissequestrata dopo l’arresto del padre.
Un ritorno carico di dolore e implicazioni psicologiche profonde per i due ragazzi, costretti ad affrontare quello che gli esperti definiscono un “doppio lutto”: la perdita della madre e, allo stesso tempo, la frattura definitiva del legame con il padre accusato dell’omicidio.
A sottolinearlo è Ines Panessa, psicologa e psicoterapeuta, che richiama l’attenzione sulla necessità di un supporto costante ai figli della vittima. “Il trauma del doppio lutto va aiutato e accompagnato”, spiega, evidenziando come nei percorsi di elaborazione del trauma emerga spesso anche un forte senso di colpa. “Il senso di colpa è uno dei passaggi dell’elaborazione traumatica”, osserva.
Panessa invita inoltre a superare la narrazione del “raptus”, frequentemente associata ai casi di femminicidio. “Il raptus non esiste”, afferma con decisione, spiegando che l’uomo avrebbe mostrato il profilo tipico di un “narcisista affettivo dipendente”, caratterizzato da dinamiche di controllo e dipendenza emotiva.
Il ritorno dei figli nella casa dove si è consumato il delitto rappresenta così non solo un momento simbolico, ma anche uno dei passaggi più delicati di un percorso psicologico complesso, che richiederà sostegno, tutela e accompagnamento nel tempo.









