La memoria di Giovanni Panunzio, unica vittima innocente di mafia riconosciuta dallo Stato in Capitanata, torna al centro del dibattito politico a Foggia. A riaccendere lo scontro è l’Associazione a lui intitolata, che in un duro comunicato chiede chiarimenti ai consiglieri comunali dopo la bocciatura di un emendamento dedicato proprio alla memoria antimafia.
Il voto in Consiglio e il “no” contestato
Il caso nasce dalla seduta del Consiglio comunale del 16 marzo scorso, quando è stato respinto un emendamento presentato dal consigliere Nunzio Angiola, finalizzato a rafforzare le iniziative legate alla memoria di Panunzio e a risolvere alcune questioni ancora aperte.
Tra queste, la sede inagibile dell’associazione, la situazione della “piastra” intitolata all’imprenditore ucciso e il destino del bene confiscato alla mafia in località Salice Nuovo. Il documento è stato bocciato dalla maggioranza, mentre ha raccolto il voto favorevole delle opposizioni e dei consiglieri del Movimento 5 Stelle.
Una decisione che l’associazione definisce incomprensibile, soprattutto alla luce del valore simbolico e civile della proposta.
“Ferita alla memoria e alla città”
Nel comunicato firmato dal presidente Dimitri Cavallaro Lioi, insieme alla famiglia Panunzio, si parla apertamente di una ferita inflitta non solo alla memoria dell’imprenditore, ma all’intero percorso antimafia costruito negli anni in città.
“Perché liquidare in questo modo un documento dedicato alla memoria di Giovanni Panunzio?”, è una delle domande rivolte ai consiglieri che hanno votato contro. L’associazione si interroga anche sulle motivazioni politiche della scelta, ipotizzando che il rigetto possa essere legato alla provenienza dell’emendamento dai banchi dell’opposizione.
Le questioni aperte: sede, piastra e bene confiscato
Al centro della contestazione restano problemi concreti e irrisolti. In particolare, la sede dell’associazione, attualmente inagibile, e la gestione della cosiddetta “piastra” dedicata a Panunzio, oggi utilizzata in modo improprio.
C’è poi il nodo del bene confiscato alla mafia a Salice Nuovo, intitolato alla memoria dell’imprenditore e delle vittime innocenti, sul cui futuro l’associazione chiede chiarezza.
La richiesta di incontro ai consiglieri
Per questo motivo, il presidente Dimitri Cavallaro Lioi e Michele Panunzio, figlio dell’imprenditore ucciso, hanno avanzato una richiesta diretta: incontrare i consiglieri che hanno votato contro l’emendamento.
L’obiettivo è ottenere spiegazioni sul voto e capire se esistono margini per una soluzione concreta e rapida delle questioni aperte. Un confronto che, sottolinea l’associazione, non riguarda interessi privati ma l’intera comunità.
Il contesto: criminalità e allarme sociale
La presa di posizione arriva in un momento particolarmente delicato per la città, segnata da una recente escalation criminale e da un clima politico definito “confuso” nel comunicato.
Un quadro che rende ancora più urgente, secondo l’associazione, un impegno chiaro e condiviso sul fronte della legalità. Anche alla luce del fatto che, negli stessi giorni del voto, il nome di Giovanni Panunzio è stato ricordato a Torino durante la manifestazione nazionale di Libera.
“Non è una questione privata”
L’associazione ribadisce che la vicenda non può essere archiviata con un semplice voto contrario. “Non ci stiamo”, si legge nel comunicato, che invita anche le altre realtà impegnate nella lotta alla mafia a prendere posizione.
La richiesta è quella di una risposta pubblica e trasparente, da condividere con tutta la città e con le istituzioni, locali e nazionali, per rafforzare un impegno antimafia che, a Foggia, resta più che mai attuale.











