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Home - Confisca a San Severo, colpito Stefano Romano: beni sequestrati dopo la condanna in “Ares”

Confisca a San Severo, colpito Stefano Romano: beni sequestrati dopo la condanna in “Ares”

Provvedimento della Corte d’Appello di Bari su richiesta della Procura generale. Nel mirino un immobile e otto rapporti finanziari riconducibili al 37enne ritenuto vicino al clan Nardino

Di Redazione
27 Aprile 2026
in Cronaca, San Severo e Alto Tavoliere
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Nuovo colpo ai patrimoni della criminalità organizzata nel Foggiano. La Direzione Investigativa Antimafia ha eseguito un’ordinanza della Corte d’Appello di Bari che dispone il sequestro e la confisca di un immobile del valore di circa 200mila euro e di otto rapporti finanziari riconducibili a Stefano Romano, 37 anni, pregiudicato di San Severo ritenuto vicino al clan Nardino.

Il provvedimento arriva a seguito della condanna definitiva a 7 anni di reclusione inflitta all’uomo nel 2022 nell’ambito del processo “Ares”, per associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti aggravata dal metodo mafioso e per associazione mafiosa.

Il processo “Ares” e la mafia sanseverese

L’inchiesta “Ares”, culminata nel 2019, aveva fatto emergere l’operatività di gruppi mafiosi autoctoni attivi a San Severo, in particolare i clan Nardino e Testa-Lapiccirella. Organizzazioni ritenute ormai autonome rispetto alla criminalità foggiana e impegnate nel controllo dei traffici illeciti nell’area dell’Alto Tavoliere.

Un quadro investigativo che aveva evidenziato una forte radicazione sul territorio e una competizione tra gruppi per il predominio delle attività criminali, soprattutto nel traffico di droga.

Le indagini patrimoniali

Le investigazioni, condotte dalla DIA su delega della Procura Generale presso la Corte d’Appello di Bari, hanno consentito di ricostruire la situazione economica di Romano e del suo nucleo familiare.

Dagli accertamenti è emersa una sproporzione significativa tra i redditi dichiarati e i beni posseduti, elemento che ha portato all’applicazione della cosiddetta “confisca allargata”, prevista dall’articolo 240 bis del codice penale.

Il lavoro degli investigatori

Il provvedimento accoglie la richiesta della Procura Generale, fondata su un’articolata attività investigativa svolta anche con il supporto del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Bari.

Gli approfondimenti patrimoniali hanno permesso di ricostruire gli introiti dell’intero nucleo familiare e di dimostrare l’origine illecita dei beni, ritenuti frutto del traffico di stupefacenti e dell’appartenenza dell’uomo al sodalizio mafioso.

Colpiti i patrimoni dei clan

L’operazione conferma la strategia della Direzione Investigativa Antimafia di colpire non solo le attività criminali, ma anche i patrimoni accumulati illegalmente, con l’obiettivo di indebolire le organizzazioni mafiose privandole delle risorse economiche.

Un’azione che punta a incidere in maniera strutturale sulle capacità operative dei clan presenti sul territorio.

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Tags: Alto Tavolierebeni sequestratiClan NardinoconfiscaDiaGuardia di Finanzamafiaprocesso AresSan SeveroStefano Romano
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